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PILLOLE DI SALUTE

«Anziani: la frattura si può superare così»

Il primario di Ortopedia Agosti: «Riabilitazione importante quanto l’intervento chirurgico cui si viene sottoposti»

Cristiano Mariani

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cmariani@laprovinciacr.it

12 Febbraio 2026 - 05:20

CREMA - Laurea in Medicina conseguita all’Università degli studi di Milano e specializzazione ottenuta all’istituto Gaetano Pini, dal 2010 Alberto Agosti è il direttore della struttura complessa di Ortopedia dell’Azienda sociosanitaria di Crema.

Quanto sono diffuse le fratture nella terza età? E quali sono le tipologie più frequenti nell’anziano?
«La diffusione è in crescita, nonostante una trentennale prevenzione, utilizzando i farmaci. In Italia, siamo attestati attorno alle 100.000 fratture l’anno solo del collo del femore. Per dare la proporzione, nella nostra Azienda sociosanitaria, ci occupiamo di 230-240 fratture l’anno del collo del femore e complessivamente di circa 500 fratture da fragilità, che comprendono appunto il femore, le vertebre, il polso e l’omero.

Quali ne sono le cause principali, al di là dell’incidenza dell’osteoporosi?
«La causa principale è sicuramente l’età: vengono a determinarsi diversi fattori, che portano alla caduta. E una caduta con un trauma di entità minore, che in un giovane non causa un danno da frattura, nell’anziano invece sì. L’equilibrio, del resto, è meno stabile, la forza muscolare e l’elasticità diminuiscono. Contribuisce anche lo stato psichico, che a volte dà disorientamento».

Quali sono i sintomi che devono far sospettare una frattura, anche in assenza di un trauma evidente, trattandosi di anziani?
«Una frattura provoca dolore. Diciamo un dolore insorto improvvisamente, che persiste e aumenta al carico funzionale. Già questo fa pensare che ci possa essere una frattura da fragilità. L’altro aspetto è la limitazione funzionale, che persiste: inizia abbastanza rapidamente e tende comunque a peggiorare».

Quali sono gli esami da effettuare per diagnosticare correttamente una frattura?
«Al 90%, e anche oltre, una frattura viene diagnosticata con la radiografia. Ma a volte è necessario, all’incirca nel 10% dei casi, approfondire attraverso l’esecuzione della Tac. O perché la frattura è molto composta; oppure il paziente ha un dolore da frattura, ma non la si vede con la radiografia. La Tac serve anche per capire se procedere chirurgicamente o meno».

Quando è fondamentale intervenire chirurgicamente e quando si può evitare?
«Si può evitare nelle fratture che riguardano l’arto superiore. Se il 90% delle fratture dell’arto inferiore, in particolare i femori, vengono a essere trattate in sala operatoria e la guarigione con altri sistemi non risulta efficace; sull’arto superiore siamo a meno del 50%. Nel senso che, attraverso le immobilizzazioni più opportune, si riesce a portare a una guarigione sufficiente, per dare comunque un ripristino funzionale».

Quanto le tecniche mini-invasive hanno migliorato il trattamento delle fratture nei pazienti anziani?
«Un tempo si metteva il paziente in trazione, per 15 giorni nel letto, quindi venivano ingessati, il che vuol dire che pochissimi riprendevano a camminare e molti morivano per le infezioni intestinali, urinarie e polmonari. Adesso invece, l’intervento è precocissimo, i mezzi di sintesi che non c’erano una volta consentono di stabilizzare le fratture, permettendo il carico anche dopo pochi giorni. E le tecniche anestesiologiche consentono, sia di essere calibrate sul paziente anziano, sia di assisterlo nel dolore. Tutte queste tecniche perfezionate assieme portano sicuramente un miglioramento della ripresa successiva funzionale».

Parlando proprio di ripresa: quanto è importante la riabilitazione post frattura?
«La riabilitazione è importante quasi quanto l’intervento, se non esattamente importante come l’intervento stesso. Nel senso che la sindrome da allettamento riassume il grande problema degli anziani, quando si verificano fratture. Cambiano ambiente, cambiano tipo di alimentazione, vengono sottoposti a interventi o comunque vengono immobilizzati con gessi e la sindrome porta a tutte quelle gravi patologie su un equilibrio instabile: sono sia cardiache, sia polmonari, sia intestinali, neurologiche, muscolari».

E questo cosa comporta?
«Nel caso del grande anziano, o comunque dell’anziano con frattura, se non viene mosso il più rapidamente possibile, l’intervento gli consente di stare nel letto senza dolore».

Ma?
«Ma significa che poi, nel giro di poche settimane, viene a perdere le funzioni».

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