L'ANALISI
11 Febbraio 2026 - 05:20
CREMONA - A chi può fare paura oggi Platone (Atene 428 o 427 a. C. - 348 o 347 a.C.), l'uomo che, come ha ricordato Umberto Galimberti, ha fondato il pensiero occidentale? Duemilaquattrocento anni dopo evidentemente 'disturba' ancora molto chi quel pensiero vuole distruggere. Per esempio il rettore di una tra le più importanti università pubbliche degli Stati Uniti, la Texas A&M, che ha censurato il 'Simposio' in quanto ambiguo sotto il profilo della caratterizzazione sessuale. Dimostrando di non aver capito per nulla il vero significato di eros attribuito al grande filosofo greco.
Giriamo la domanda a Matteo Nucci, scrittore che allo studio di Platone ha dedicato l’intera vita, coltivando quella che definisce «una sana ossessione». E che ha mandato in libreria il ponderoso ‘Platone, una storia d’amore’, che reca in copertina il termine eros scritto in greco antico. «Tutto ciò non mi pare normale per nulla, ma di quanto accade in questi tempi negli Stati Uniti nulla è normale. Avvengono cose talmente mostruose che questa forse fa sorridere, però neanche troppo, perché quando si iniziano a censurare dei libri si è chiaramente su una brutta china, e quando si cala la scure addirittura su Platone per un mito e per una riflessione nel suo dialogo sull’eros più famoso è anche peggio». Lo afferma parlando del suo libro con Paolo Gualandris nella videointervista.
Lo ‘scandalo’, spiega, «sta nel fatto che secondo un certo racconto i generi sessuali alle origini non erano due ma tre, il maschile e il femminile e l’androgino. Del resto, per gli antichi greci Eros stesso, divinità potentissima, non è solo sessualità come la intendiamo noi oggi, ma passione travolgente e potentissima, proprio in quanto uomo e donna al tempo stesso. Censurare quest’idea per andare appresso ai deliri del presidente Donald Trump e dei suoi seguaci è talmente grottesco che non ci sono parole per commentare». Questa passione la si deve declinare come spinta verso la conoscenza, la verità e la bellezza assoluta, elevandosi dal piano del sensibile.

Anche la politica è erotica secondo Platone: «Dedicarsi alla polis è una necessità che lo accompagna dall’inizio alla fine della sua vita. Quello che ho cercato di raccontare è che la vita di Platone è anche soprattutto questo. Fu un ragazzino, un adolescente, un adulto e un vecchio sempre dedito alla politica e sempre pronto a sporcarsi le mani nel cercare di creare le condizioni di giustizia. Perché Platone credeva, e questo non lo si può certamente contestare, che una vita felice è possibile solo se si vive in condizioni di giustizia. Non c’è dubbio che la riflessione di Platone è fondamentalmente metafisica.» Il libro non è un romanzo storico, nel senso che Nucci racconta una serie di episodi documentati della vita di Platone usando per i dialoghi scritti del filosofo stesso.
«È un pensatore unico e anche un sublime narratore, il più grande scrittore filosofico insieme a Friedrich Nietzsche direi». Nucci accompagna Platone dall’adolescenza alla morte e riesce a raccontare l’uomo prima ancora che il filosofo, «perché siamo portati a pensare a Platone, come anche ad altri grandi, quasi che il loro pensiero fosse estraneo alla loro vita. Invece la biografia degli esseri umani è fondamentale per capire come e perché pensarono in un certo modo. Ci ho lavorato tanto non per farne un romanzo storico, ma un romanzo e basta».
E allora scopriamo l’uomo Aristocle, questo il vero nome di Platone, che significa ampio, largo per la potenza prima del suo fisico e poi del suo pensiero. Grazie a Nucci lo si ‘vede’ quando assiste alla partenza per una guerra devastante e disastrosa per la sua città, lo si accompagna nel corso di una vita costellata anche di delusioni dal punto di vista umano, filosofico e politico.
«Credo che mettere da parte le sconfitte e le delusioni degli esseri umani sia nefasto. Platone ne ebbe tante, fu più volte sconfitto da un punto di vista politico. Cercò tre volte a Siracusa di mettere i cittadini sulla strada della filosofia, di spingerli al cammino verso una monarchia illuminata volta alla giustizia e tre volte fallì. Platone ha vissuto molto a lungo per l’epoca, aveva quasi 81 anni quando morì, ma lasciando per l’ultima volta Siracusa ne aveva 66. Torna sconfitto e fa scalo a Olimpia, per le Olimpiadi, lui che era stato da giovane un grande lottatore, un grande atleta. Entra nello stadio per assistere alle gare che ama e gli viene tributata un’ovazione sconvolgente, ormai è un filosofo famosissimo. Però dalle sconfitte, dalle delusioni Platone ogni volta cerca di tirar fuori linfa per creare qualcosa di nuovo. E infatti una volta ad Atene inizia a scrivere grandi opere e a dedicare il tempo in altri modi sempre comunque volti al suo sogno politico.»
È un mattino d’estate del 415 a.C. e su un masso che sporge sopra il porto del Pireo sono appollaiati quattro ragazzini. Il canto delle cicale copre il brusio della folla. C’è aria di festa, ma la guerra incombe, e i quattro tacciono, assorti. Tra loro c’è un dodicenne dallo sguardo febbrile. Si chiama Aristocle e, cinque anni più tardi, per via delle ampie spalle, prenderà un nome destinato all’eternità: Platone. Accanto a lui, in quel giorno decisivo, l’uomo che ne racconta la storia. Una storia d’amore. È un romanzo di verità, che per la prima volta ripercorre la vita del più grande filosofo di sempre.
Bambino timido e facile all’ira, all’inizio. Sofferente per la morte prematura del padre, dominato da una madre onnipresente, e accudito da una sorella che lo accompagna nel mondo senza darlo a vedere, il ragazzo scruta le vicende del suo tempo con occhi onnivori e assiste attonito alla sconfitta di Atene contro Sparta. Gli zii lo invitano a partecipare a un’operazione politica sanguinaria, ma resiste. Ha conosciuto Socrate, infatti, l’uomo più strano di Atene, e con lui si consegna alla filosofia. La filosofia però non basta, Socrate viene condannato a morte.
Platone allora parte verso Cirene e l’Egitto per trovare la sua strada. Sarà una strada retta e tortuosa assieme. Ciò che la segna, tuttavia, è l’eros, l’amore sensuale vissuto con donne, con ragazzi lascivi e uomini dalla mente brillante. L’amore totalizzante, la passione sublime, per lui è il motore più potente dell’animo umano. Scopriamo in Platone un uomo sempre in lotta per realizzare giustizia e felicità, un «atleta dell’anima». Seguendone dolori, fallimenti e amori, alla fine di questa lettura travolgente, ci si ritrova cambiati nel profondo da uno scrittore filosofico capace di sfidare ogni luogo comune pur di dare la possibilità di rimettere sempre in gioco il nostro modo di vivere nel tempo che ci è concesso. Amare sempre, per sempre.
Lottare per la giustizia con tutto l’amore che c’è. Quando si dice amore platonico si intende quello non consumato. «In realtà si dovrebbe dovrebbe definire qualcos’altro - assicura Nucci -. Un amore che si trasforma. Non c’è solo la una complicità fisica, ma anche spirituale. Però l’amore platonico, o meglio l’eros platonico diventa anche altro, nel senso che questo motore che passa attraverso l’anima non si ferma ai rapporti personali, diventa passione che spinge a cercare il bene, la giustizia, la saggezza, la verità».
E così si torna a quanto dicevamo all’inizio, come spiega Nucci: «Questi giorni, di fronte a tanto orrore, nel mondo, da Gaza alla violenza dell’Ice, siamo pieni di una passione, che è erotica e ci chiede di fare di tutto per creare un mondo giusto. A cominciare dal nostro piccolo, bisogna avere la libertà di criticare, di manifestare, di dire di no. Per questo mi pare la conclusione ideale per questa chiacchierata».
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