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«O tutti o nessuno». Il coraggio più folle

Garlando racconta a ‘ritmo’ di social l’epopea di Pertini, il presidente più amato

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

04 Febbraio 2026 - 05:25

CREMONA -  Esistono vite che assomigliano a romanzi d’avventura, percorsi umani così densi e vibranti da sembrare quasi troppo grandi per una sola persona. Quella di Sandro Pertini, con il suo esempio e i suoi valori, è stata capace di attraversare le ombre più fitte del secolo scorso per consegnare ai giovani un’eredità che oggi, più che mai, è necessario riscoprire. Luigi Garlando, notissimo giornalista sportivo ma soprattutto autore di libri per adolescenti, tra cui il longseller ‘Per questo mi chiamo Giovanni’ dedicato a Falcone, con la sua capacità di parlare al cuore dei giovani, ha deciso di raccontare questa epopea nel libro ‘Sandro libera tutti’, storia del partigiano che diventò presidente. Ne parla nella videointervista online da oggi sul sito.

Un ‘pirata’ inafferrabile
In un’epoca dominata dalla velocità dei social media, dove l’attenzione spesso svanisce nello spazio di un clic, Garlando compie una scelta stilistica precisa: cento capitoli brevi, incalzanti, che seguono il battito accelerato di una vita trascorsa in prima linea. «Sono andato incontro all’abitudine dei ragazzi ormai educati dai social a una scrittura e una lettura molto veloci. Ma l’ho fatto anche per un’altra ragione. Questa velocità imita bene il ritmo dell’uomo d’azione Pertini che ha avuto una vita assolutamente avventurosa». È il ritmo di un uomo che Garlando non esita a definire «da pirata inafferrabile», nato a Stella ma idealmente appartenente alle terre di Mompracem, capace di passare dal carcere alla lotta partigiana, dalle medaglie al valore militare alla Presidenza della Repubblica. «È fuggito dal carcere poco prima che lo fucilassero; da esule in Francia è stato imbianchino, lavamacchine e comparsa in film; ha avuto un grande amore infelice e ha sposato una giovane staffetta partigiana; da Presidente della Repubblica, ha combattuto il terrorismo, ha condiviso con gli italiani momenti tragici e di gioia, come la vittoria nel mondiale di calcio dell’82; è stato il Presidente più amato, è entrato nei fumetti e nelle canzoni popolari».

Libertà, valore fragile
Tutti momenti raccontati nel libro. In particolare, Garlando ama sottolinearne uno: «La fuga dal carcere di Roma nel ’44. Pertini è nel braccio della morte e attende di essere giustiziato, insieme a Giuseppe Saragat, altro futuro Presidente della Repubblica. I partigiani ne organizzano la fuga, con l’aiuto del medico di Regina Coeli che avverte Sandro: ‘Tenetevi pronti, vi facciamo scappare tutti e due’. Pertini s’impunta: ‘O tutti o nessuno!’. Se non riesce a far fuggire anche gli altri compagni di cella, preferisce andare davanti al plotone d’esecuzione. In quest’assurdità, di preferire la morte alla vita, c’è tutto Pertini, c’è la logica della sua esistenza: la fede nell’ideale e l’impegno per gli altri vengono prima della sua stessa sopravvivenza. Per la stessa ragione, pare ‘assurda’ la lettera di rimprovero alla madre che ha osato chiedere a Mussolini la grazia per il figlio. La fedeltà all’ideale politico vale più della libertà personale. In un mondo dove l’individualismo sembra prevalere sull’impegno sociale - spiega ancora Garlando -, Pertini emerge come un faro che indica una rotta diversa. Insegna ai più giovani prima di tutto che la libertà si è avuta pagando prezzi altissimi, lui ha scontato 15 anni di galera, e insegnare ai ragazzi che non è un bene conquistato in modo definitivo, ma va coltivato. Un padre della Costituzione, Piero Calamandrei, ha lasciato scritto che la libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale, quando comincia a mancare. Di questi tempi, la sensazione che manchi un po’ d’aria l’avvertiamo spesso».

Il pacifista eroe
Figlio di una famiglia agiata, Sandro possedeva un talento raro: la generosità sociale. Già da piccolo guardava i figli dei lavoratori della terra e chiedeva ai genitori: ‘ma perché noi stiamo così bene e loro stanno meno bene?’. Questo senso di solidarietà innata fu coltivato anche attraverso gli studi dai Salesiani; nonostante si dichiarasse ateo, Pertini sposò i valori di don Bosco, mettere al centro gli ultimi. La vita di Pertini è costellata di paradossi eroici. Era un pacifista convinto, eppure, quando fu chiamato alle armi, onorò la divisa con un senso del dovere che superava ogni valutazione ideale. Garlando racconta di come, a Quarto, mentre D’Annunzio incitava le folle alla gloria bellica, Pertini urlasse solitario che «la guerra fa schifo». Tuttavia, «quando fu costretto a combattere, lo fece nel modo più onesto possibile. Questo stesso coraggio lo portò a essere protagonista della Resistenza, partecipando alla liberazione di Roma, Firenze e Milano. Il titolo del libro richiama proprio questo spirito: la spinta a non cercare mediazioni di opportunità, ma a essere presenti ovunque ci sia bisogno di lottare per la giustizia».

Tra il leone e la gallina
C’è un’offesa che, paradossalmente, descrive la grandezza politica di Pertini. Un suo compagno di partito, sottovalutandolo, disse che era ‘da partigiano un leone, da politico una gallina’. «Questo perché Pertini non amava i giochi di potere dei fini pensatori - sottolinea Garlando -, e preferiva volare basso, vicino alle persone. E proprio qui stava la sua vera forza politica, la gente lo amava per quello. Dove c’era un dolore da assorbire, Pertini era presente». Dalle macerie del terremoto in Irpinia allo strazio della strage di Bologna, correva lì dove il popolo soffriva, diventando il primo vero «politico della gente». Ha dimostrato che la politica può e deve essere empatia e condivisione del dolore altrui. In conclusione, leggere di Pertini attraverso la penna di Garlando è l’invito a essere, come lui, capaci di sognare un mondo migliore e di lottare, con il sorriso, perché quel sogno diventi realtà.

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