Questa raccolta di fotografie all’albumina colorate provenienti da una collezione privata, seppur quantitativamente modesta rispetto alla bella mostra luganese “Ineffabile Perfezione” di Villa Ciani aperta tre anni orsono, contiene quasi tutti le tematiche classiche e nostalgiche della fotografia in Giappone del periodo tra il 1850 e il 1890 come i paesaggi, personaggi in posa nelle faccende di casa o nelle diverse professioni e i ritratti, quasi sempre di donne. Già dal 1850 commercianti olandesi e missionari gesuiti arrivano in Giappone con i primi apparecchi fotografici, poi seguiti da fotografi professionisti con studi stanziali, arrivati avventurosamente e spesso a seguito degli eserciti occidentali come F.Beato, il barone Raimund von Stillfried e più tardi Adolfo Farsari. La colorazione a mano, delle fotografie stampate in bianco e nero, veniva fatta con colori all’anilina da pittori giapponesi, esperti nell’arte dell’acquarello che prendevano ispirazione dalle stampe. La carta fotografica veniva preparata con sali d’argento ed albume d’uovo, che serviva da legante, da qui il nome di albumine, tecnica che scompare intorno al 1910. Visto il continuo peregrinare da uno studio all’altro delle fragili lastre fotografiche è sempre difficile, a meno che non siano firmate, l’attribuzione delle fotografie.