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CALCIO. L'INTERVISTA

Cremonese, Ciofani: «Siamo in A. Ora facciamo festa»

L’attaccante grigiorosso: «Un messaggio da trasmettere ai più giovani. Adesso godiamoci questo momento, io ho ancora un anno di contratto»

Ivan Ghigi

Email:

ighigi@laprovinciacr.it

11 Maggio 2022 - 09:48

Cremonese, Ciofani: «Siamo in A. Ora facciamo festa»

Ciofani in redazione con la piccola Ellen

CREMONA - «Alle sei io e Bianchetti ci siamo trovati in piazza dopo aver fatto mattina e abbiamo voluto comprare il giornale per vedere che fosse tutto vero. Abbiamo fatto la foto insieme perché ritengo sia il simbolo del nostro campionato. Il segreto è stato il gruppo e dobbiamo sempre ringraziare il cavaliere Arvedi perché ci ha creduto, è stato sempre molto presente, ha l’entusiasmo di un bambino. Lui dice spesso che è un filantropo e crea posti di lavoro ma credo che con la Cremonese abbia creato entusiasmo in città e ci siamo emozionati nel vedere la piazza stracolma in piena notte. Un messaggio per una generazione nuova che non ha mai visto la Cremonese in serie A e ha trascorso mesi particolari a causa del Covid».

Comincia così la sua visita presso la redazione de La Provincia l’attaccante grigiorosso Daniel Ciofani che alla soglia dei 37 anni celebra la terza promozione in serie A della carriera. Per uno che di gavetta ne ha fatta è un bel traguardo, specialmente sapendo di aver dato alla Cremonese il suo tangibile contributo alla causa.

Bomber indiscusso nella scorsa stagione, durante la quale ha anche tagliato il traguardo dei 200 gol in carriera, quest’anno l’attaccante abruzzese ha condiviso il podio (8 gol) con Buonaiuto e Zanimacchia. Ma sempre là davanti è rimasto.

ciofani e bianchetti

Ciofani e Bianchetti con la prima pagina del giornale La Provincia all'indomani della promozione in A

Daniel partiamo dalla fine: dal percorso che in un anno e mezzo vi ha portato dai bassifondi della B alla massima serie.
«È arrivato un allenatore, portato da Ariedo Braida, che fa del calcio propositivo la sua filosofia e nella testa dei giocatori è scattato qualcosa. Sapevamo di non essere quelli degli ultimi anni e Pecchia ci ha dato fiducia. Da gennaio 2021 è scattata la rincorsa alla salvezza, poi a giugno è partita una stagione con giocatori forti. Tutti oggi parlano dei giovani, ma la Cremonese è stata brava a prenderli, non gli altri. Se sono cresciuti è grazie alla fiducia che hanno ricevuto, ma come sottolinea giustamente Braida, parliamo di giocatori forti. Magari con i ragazzi serve più pazienza da parte della stampa, dei tifosi e dei social. Essere giovani oggi è più complicato».

C’è stata una metamorfosi anche di Ciofani?
«Sono cambiato io ma anche una serie di cose. Conoscevo già Pecchia e lui sapeva cosa potevo dare. Nel primo anno segnato dal Covid sono cambiati tanti allenatori e mi è mancata la continuità sul campo. La differenza sta lì: gli allenatori bravi danno fiducia quando le cose vanno male. Per me è stato così, ma penso anche a Gaetano».

Se parliamo di continuità, uno dei segreti è stata la gestione delle forze di tutti.
«Il calcio è cambiato con le cinque sostituzioni e il messaggio di Pecchia è stato questo. Chi scende in campo dal primo minuto non si sente titolare e chi esce all’intervallo non è un bocciato se non per stampa e tifosi. È tutto diverso oggi. Inoltre i turni infrasettimanali incredibili hanno indotto questo meccanismo. Da centrocampo in avanti il mister ha sempre effettuato i cambi perché avere un giocatore che spara 45 al massimo e un secondo che ne fa altrettanti vuol dire che in quel ruolo c’è alta intensità per tutta la gara. E i frutti sono arrivati. Certo, anche io avrei voluto giocare tanto dall’inizio, ma mi sono fermato a 16 e Di Carmine a 14. A tutti piacerebbe essere inamovibili come Coda, ma il messaggio di Pecchia era diverso».

Uno dei messaggi di Pecchia è stata la cultura della prestazione.
«Il risultato deve arrivare con la prestazione senza speculare. In alcuni momenti avremmo potuto essere una squadra di marpioni brutta da vedere tipo l’Ascoli. Giocare un calcio come quello di Pecchia non è semplice, a volte sarebbe più facile fare come l’Ascoli a Cremona, ma nell’arco del campionato c’è stata continuità. Il rammarico è non essere arrivati primi».

L’anno prossimo quando in serie A si riproporrà la diatriba tra giochisti e risultatisti i grigiorossi saranno elencati tra i primi?
«Credo di sì, ma bisogna essere onesti: è probabile che arriveremo al risultato anche speculando. A Cittadella ad esempio abbiamo vinto 2-0 però è stata una gara proprio da serie B perché l’avversario ci ha fatto giocare male. Alla fine il risultato ha dato lustro alla prova che però non è stata tra le migliori».

Pecchia quando vi comunicava la formazione?
«Solo dopo aver visto il campo. Durante la settimana la puoi intuire, ma lui mascherava spesso. Io riuscivo ad intuirla ma lui la comunicava solo negli spogliatoi. Ci sono giocatori che hanno bisogno di saperlo prima, altri no e il mister ha sempre gestito bene anche queste situazioni. Ad esempio prima dell’esordio contro il Lecce mi aveva scritto un messaggio non esplicito, ma avevo capito che sarebbe toccato a me».

Siete partiti con l’obiettivo di salire ma vi siete nascosti?
«Dentro di noi sapevamo che dovevamo fare questo tipo di campionato, ma all’esterno si parlava di identità e costruzione. Forse è servito non sentirsi i favoriti».

Ciofani in campo si definisce un combattente?
«Sì, sono un tipo fiducioso, il sorriso è una delle immagini che mi rappresenta di più, però sono marsicano vengo da una terra testarda e so combattere. Non sono nato con un talento, ho sempre lottato dal basso ma ho raggiunto gli obiettivi grazie alla tenacia. Sono una persona equilibrata che cerca comunque di essere sorridente».

Ipotizziamo: alla prima giornata Juventus-Cremonese. Sarà possibile proporre la stessa identità?
«Siamo onesti, non credo. Poi vedo l’Empoli e mi dico che è possibile. Bisogna sicuramente rinforzare la perché il salto è abissale ma tocca alla società e al mister scegliere le persone giuste. Poi in A ci sta che perdi con la Juventus e qui bisogna chiarire una cosa. Ho visto Leao del Milan contro il Verona che saltava ogni avversario: se un domani dovesse saltare Sernicola sarebbe un errore pensare che Sernicola non è adatto alla A. Le valutazioni andranno cambiate altrimenti possiamo andare al bar a parlarne. Servirà equilibrio. Magari capita la settimana contro Milan, Juventus, Inter e poi uno scontro diretto: rischi di fare un solo punto ma non vuol dire che la squadra sia da buttare».

Nella Cremonese dei giovani Ciofani è un fratello maggiore. Consiglieresti ai ragazzi di restare a Cremona o rientrare nel grande club per provarci?
«Ogni situazione è diversa perché bisogna essere chiari con i giovani quando parliamo di queste squadre. Nessuno ha la titolarità, non credo che Spalletti dica a Gaetano resta qua e vediamo. Nessuno ha un posto assicurato se non sei un giocatore affermato. Giocare la migliore soluzione. Lo stesso Tonali dal Brescia al Milan ha faticato tantissimo al primo anno e tanti dicevano che non era da Milan. Con i giovani ci vuole pazienza è tutto troppo veloce. La maggior parte dei nostri ragazzi è inquadrata ma fatico a dare un consiglio perché non mi sono trovato nella loro posizione. Io ho giocato in C2, in C1, in B ed in A. Loro sono passati dalla Primavera a vincere la serie B. Nessuno all’infuori di loro può dare consigli perché stanno vivendo un’esperienza diversa dalla mia, l’importante è giocare. Oggi parlano tutti di Miretti della Juventus, ma ha giocato al fianco di grandi campioni e ha giocato contro squadre di bassa classifica».

Un pregio e un difetto di Pecchia?
«Il pregio è aver creato un ambiente competitivo e fertile, puntando sulle emozioni, perché non è mai stato banale nelle cose che ha fatto. Come quando ha invitato al Centro Arvedi la violinista Lena Yokoama per dimostrare che bisogna essere leggeri e saper suonare una bella musica per emozionare la gente. Il difetto? Forse in partita si agita tanto, la vive molto».

L’impressione è che vi teleguidi dalla panchina.
«Non può farlo perché col pubblico numeroso dall’altra parte non riesci a sentirlo».

A Como quando è giunta la notizia che Perugia stava vincendo le telecamere ti hanno inquadrato e sembrava giocassi con le lacrime agli occhi.
«A dire il vero non ricordo nemmeno dove stava la palla. Era un’espressione della serie ‘è successo’, cioè il Monza deve fare due gol a pochi minuti dalla fine, adesso è veramente vicina».

Ricordi il primo gol con la maglia grigiorossa?
«Contro Micai della Salernitana sotto la curva grigiorossa. Il primo gol in A contro il Carpi. La prima squadra veramente di serie A a cui ho segnato è il mio Milan. Un sogno per me che sono milanista. Contro il Pescara invece la rete numero 200 tra campionato, coppe e playoff. Un segno del destino perché con la maglia del Pescara avevo segnato la prima rete in carriera: era un rigore, manco a dirlo. Paradossale che dopo aver segnato almeno 50 rigori abbia avuto problemi a Cremona. Questione di testa e se li sbagli è un insulto perenne».

Qualcuno dice che è meglio non pensare quando si calcia un rigore.
«Può darsi. Quando ho dovuto calciare il rigore alla Spal c’era in porta Alfonso che mi conosce: ho tirato centrale ed è andata bene. Contro il Brescia invece avevo ripensato al rigore dell’anno prima e l’ho sbagliato. Il problema sono i commenti sui social che i miei compagni giovani frequentano maggiormente».

Un rigore contro il Milan davanti a Maignan?
«Lo scavetto — ride — che non ho mai fatto in vita mia».

In passato ci sono stati problemi con i tifosi grigiorossi.
«Sono sanguigno e rispondo. Se mi sento in pericolo attacco, anche perché in quella occasione c’era anche la mia famiglia».

Promozione dedicata a?
«Come capitano dedico la promozione al cavaliere che è stato l’artefice di questa squadra, perché sappiamo quanto ci tenesse a dare una gioia alla città. A livello personale una dedica ai direttori e a chi sta dietro le quinte perché ci sono tante persone attorno a noi. Nel calcio la vittoria sfuma poco a poco, ma la sconfitta resta dentro e fa male. Le due settimane tra Crotone e Ascoli sono state pesanti. Ho anche pianto e Gondo mi ha abbracciato dicendomi ‘capitano non mollare, tanto ci andiamo noi’. Però il primo giorno dopo Ascoli è stato duro. Quando al Centro ho rivisto la classifica e le gare in programma mi sono detto secondo me non è finita e ci abbiamo creduto. Anche la città ha creduto prima di noi che potevamo farcela. Mio fratello Matteo, da poco promosso in B con il Modena, era venuto a vedermi contro l’Ascoli. Quando siamo usciti a mangiare qualcosa mi ha detto: ricordati il nostro Frosinone contro il Foggia che ci ha spedito ai playoff ma li abbiamo vinti. Sapete chi allenava quel Foggia? Stroppa. Il calcio è una ruota».

Chi sarà la terza promossa?
«Posso dirlo? Non me ne frega nulla. Parlando tecnicamente, il Pisa ha perso Caracciolo che è forte, il Monza ha preso una batosta e devono essere gruppo. Il Brescia è una squadra solida con tanti ricambi, l’Ascoli è una squadra esperta, mentre il Benevento sinceramente non mi è piaciuto perché concede molto. Il Perugia è difficile da affrontare. Se ascolto le emozioni tifo l’Ascoli dell’amico Dionisi che mi ha scritto subito dopo la gara e fa il tifo per me e io ci tengo a lui. Tanto li sbaglio tutti i pronostici».

Avete una canzone porta fortuna dopo quelle che avete lanciato sui social?
«Quella su Strizzolo è un tormentone di Valzania e Bartolomei, ma non ce ne sono in particolare».

Prima di ritorno a Lecce, siete decimati dal Covid ma avete voluto affrontare lo stesso la sfida.
«Ricordo i fischi dei tifosi del Lecce a ogni passaggio sbagliato i salentini. Quella è stata la gara in cui ho rosicato tantissimo però mi sono detto: se noi siamo questi vinciamo».

La tua permanenza a Cremona è segnata due passaggi fondamentali: salvezza con Bisoli e rilancio con Pecchia.
«Ringrazio Bisoli perché ha voluto che rimanessi anche l’anno successivo e ci ha salvato. Forse l’errore, che anche lui ha ammesso è stato quello di non ripartire dall’anno precedente con il 4-5-1 grazie al quale nessuno ci segnava. L’anno dopo ha provato il 4-3-1-2 non eravamo capaci di farlo perché c’era meno spinta sugli esterni. Pecchia è arrivato e ha detto: Daniel ti dobbiamo portare la palla in area. Dovevo fare sponde, ma la sponda di Ciofani non piace molto. Però se a 36 anni gioco ancora forse qualcosa di buono ho fatto. dicono che non corro? Vi porto i dati del Gps. Dicono le stesse cose di Vazquez del Parma. Sembra lento ma invece ha un grande passo. Il fatto è che nel calcio di oggi c’è tanta apparenza e Ciofani può piacere meno proprio perché c’è una visione distorta del calcio. Certo non sono il giocatore da uno contro uno che butta la palla lunga e va riprenderla. Se però sono arrivato a 208 gol in carriera forse così lento a livello di testa non lo sono».

E ad ogni gol il dito alla guancia.
«È il segno che fa mio figlio Oliver quando la pappa gli piace. Proprio come è per me segnare un gol».

Ciofani a Cremona sta avviando anche un’attività come imprenditore?
«Sono stato coinvolto nel padel da Stefano Lucchini, ex capitano della Cremonese. I nostri figli vanno a scuola insieme e mi ha parlato del progetto su cui stiamo lavorando chiamato PadelX per riuscire a costruire questo centro padel del Golf Club Torrazzo. Vorremmo dare un servizio alla città, in società c’è anche un altro grigiorosso come Brighenti. Non avrei mai pensato di fare una cosa del genere ma mi piace lo sport».

Adesso Ciofani che farà?
«Vincere ti dà nuove energie. Quest’anno faccio 37 anni. A volte le scelte non dipendono da te, nel calcio vale tutto. Ora mi godo la promozione. Ho voglia di arrivare a 40 anni se il fisico regge, ma ogni anno devo valutare. Adesso sto bene e mi diverto, che è la cosa più importante. L’attività fisica per me è una droga buona e mi sono allenato ancora in questi giorni. L’anno prossimo? Parlate con il mister e i direttori, io il contratto ce l’ho e mi piacerebbe stare a Cremona in A».

Magari con la fascia di capitano al braccio?
«Quella fascia la usavo già a Frosinone e riporta lo stemma delle serie A 2018-2019. Non pensavo di diventare capitano a Cremona, la prima volta è successo nel giorno del mio compleanno contro il Pordenone e ogni volta che scendo in campo la uso come buon augurio».

Già progettata la vacanza?
«A me a mia moglie Raffaella piace il mare. Magari Maldive, abbiamo due mesi e mezzo davanti».

Prima ci sarà la festa allo Zini.
«Sarebbe stato meglio farla subito in campo, ma almeno avrò l’occasione per portare i bambini e fare venire la famiglia con calma senza invasioni. Sarà un momento soft che mi godrò maggiormente».

Di Cremona cosa porti via dal punto di vista umano?
«Mi piace per la discrezione. E non pensavo ci fossero tanti tifosi, nonostante avessimo fatto non benissimo. Nessuno rompe le scatole o ti importuna, a parte un episodio spiacevole. In questa stagione ho scoperto che i tifosi sono tanti. Mi è capitato di incontrare una signora con suo marito, avrà avuto 80 anni, che mi ha detto ‘mi raccomando’. Un’emozione incredibile, ma d’altronde le emozioni non hanno latitudini. E noi siamo contenti di aver regalato un’emozione positiva a tanta gente».

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