L'ANALISI
25 Gennaio 2026 - 08:22
CREMONA - Come una carovana che fa tappa di città in città, anche ieri sera all’Infinity 1 il popolo dei Nomadi si è ritrovato per un altro concerto, occasione per cantare e ricantare canzoni che letteralmente costituiscono la colonna sonora di una vita per ormai tre generazioni di fan. Schierati e seduti a bordo palco, i Nomadi hanno dato il via alla serata in assetto acustico, fra chitarre, violini e un banjo, di fronte a una platea numerosissima.

Puntuali all’appuntamento si sono presentate infatti schiere di fan che, dagli anni Sessanta a oggi, non hanno perso nemmeno un po’ dell’entusiasmo per la grande famiglia dei Nomadi.
Più di una band, un collettivo nel quale si sono alternati arrivi, partenze, addii, risate e lacrime. E per rendersene conto bastava scorrere i volti del pubblico della data cremonese: un mix di persone provenienti da tutte le province limitrofe e non solo, abituate a riconoscersi, rivedersi e salutarsi con un caloroso abbraccio dopo molti mesi di lontananza o, per i più assidui, solo a qualche concerto di distanza.
Perché quella per i Nomadi è una passione che richiede continuo nutrimento, e da soli, senza concerti, i dischi non bastano mai. Nemmeno quando la discografia ufficiale conta ben 52 lavori, fra album registrati in studio, live e raccolte per un totale oltre 15 milioni di copie vendute dai tempi del compianto Augusto Daolio a oggi.
Allo stesso tempo, sono sempre i musicisti che oggi compongono la formazione guidata da Beppe Carletti a confermare che «siamo nati e cresciuti nei concerti, ed è lì che la nostra musica prende davvero vita. Farlo oggi, con una nuova energia e con un pubblico sempre al nostro fianco, è un dono».
Il segreto è una sorta di marketing naturale e potentissimo, tramandato da fan a fan come un sapere prezioso: il passaparola generazionale.
Il concerto di Cremona non a caso è un perfetto connubio che fa convivere la stagione di Daolio con tutti gli altri più recenti e vitali capitoli scritti dalla formazione, come gli album Nomadi Dentro, Mille anni, Solo esseri umani e Cartoline da qui, tutti quanti pubblicati fra il 2017 e oggi.
Beppe Carletti (tastiere e fisarmonica), Cico Falzone (chitarre), Domenico Inguaggiato (batteria), Massimo Vecchi (basso e voce), Sergio Reggioli (violino) e Yuri Cilloni (voce) hanno dato vita anche ieri sera a una lunga cavalcata pensata per unire le generazioni attraverso 60 anni di carriera. Canzoni come La vita che seduce, Amore che prendi amore che dai, L’angelo caduto hanno trovato spazio insieme a classici come Il vecchio e il bambino - accolto da un’ovazione del pubblico -, e Noi non ci saremo.
Il concerto porta con sé un forte messaggio pacifista, tanto che per introdurre la seconda parte dello show (più votato a una veste elettrica e con qualche dedica diretta ai fan) i Nomadi hanno scelto di tornare sul palco sulle note di Imagine di John Lennon.
Con il sipario calato sul concerto dei Nomadi si chiude anche una due giorni tutta all’insegna della grande musica italiana all’Infinity 1: la stessa struttura soltanto venerdì sera aveva ospitato un altro gigante della canzone, Angelo Branduardi, impegnato in un tour intitolato Il Cantico e per gran parte dedicato alla rivisitazione di L’infinitamente piccolo, album pubblicato ventisei anni fa e più che mai attuale a ottocento anni di distanza dalla composizione del Cantico della Creature.
La programmazione dell’Infinity 1 continua venerdì prossimo alle 20.30 con Alberi, lo spettacolo dedicato all’ambiente di Giovanni Storti e Stefano Mancuso. I biglietti sono acquistabili online sul sito www.ticketone.it.
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