L'ANALISI
SORESINA: IL VIDEO
30 Gennaio 2026 - 16:56
SORESINA - «Oltre un secolo di storia che profuma di volontà, di capacità di costruire. Qualcosa che questo grande sistema cooperativo, famiglia e impresa insieme, è riuscito a realizzare davvero e di cui dobbiamo essere orgogliosi». Così il ministro del Masaf, Francesco Lollobrigida, ha descritto la Latteria a margine del tour che l'ha portato oggi a immergersi nel tempio del formaggio e del latte lombardo accompagnato dall'assessore regionale alla partita Alessandro Beduschi e dal sindaco Alessandro Tirloni, col presidente Tiziano Fusar Poli, il vice Leonardo Locatelli, il dg Michele Falzetta e il direttore di produzione Paolo Zucchelli a fare da ciceroni. Poi in chiosa un omaggio che ha il sapore della sfida per il futuro: «Chi assaggia il vostro Grana di sicuro non mangia parmesan...» ha ribadito il titolare al dicastero agricolo, tornando su una delle battaglie che gli stanno più a cuore, quella contro il cosiddetto «italian sounding», auspicando una penetrazione sempre più efficace delle eccellenze Made in Italy (e Made in Soresina) in mercati come quello statunitense e, dovesse sbloccarsi la partita legata al Mercosur, nell'America Latina.
Più simile al Cern di Ginevra che a un caseificio, sia per procedure che per aspetto, la big di via dei Mille è riuscita nel non semplicissimo compito di stupire anche un ministro. Resterà probabilmente negli annali dell'azienda soresinese la scena in cui attraversa le titaniche scalere che ospitano decine di migliaia di forme. «Una banca», ha osservato. E non ha mica torto, a conti fatti. Ecco perché la Latteria è, di fatto, un patrimonio in tutti i sensi, storico ma anche economico per il Cremonese.
Il sopralluogo ministeriale nato per approfondire le origini di uno dei più grandi marchi dello Stivale, messo in campo coi toni e gli intenti della visita di cortesia, ha portato Lollobrigida ad attraversare ogni singola fase della trasformazione, dal camion col prodotto dei conferenti ancora caldo di stalla fino al Provolone e al Grana Padano (di cui è il primo produttore mondiale, ndr). Ma solo perché Gorgonzola e Parmigiano, acquisiti rispettivamente con Oioli e Saviola, pur restando sotto l'ombrello del marchio soresinese, continuano a essere prodotti rispettivamente in Piemonte e in Emilia.
Il ministro ne ha tratto le somme in Sala Conferenze: «In tanti Paesi 'Made in...' vuol dire 'fatto lì'. Ma 'Made in Italy' significa un'altra cosa, significa 'bello buono e da comprare' e oggi l'abbiamo visto. Che è poi la ragione che ci ha portato a credere da subito nella proposta della nostra cucina come patrimonio immateriale dell'umanità. Volevamo farla diventare il paradigma dello stare bene, della convivialità. Quella che noi abbiamo conosciuto in un contesto familiare e che nel resto del mondo non sempre conoscono. Che, da noi, come si vede in Latteria, si riflette nella produzione, nel legame col territorio, nella capacità di creare attraverso generazioni qualcosa di unico e riconoscibile. Tiziano (Fusar Poli, nda) – ha concluso Lollobrigida trovando l'approvazione di tutti i presenti – ha ragione nel definire il mercato per l'Italia come virtualmente 'infinito'. Abbiamo tantissimi spazi d'affermazione e dobbiamo crescere ancora di più».
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