L'ANALISI
24 Gennaio 2026 - 17:45
Gian Domenico Auricchio, Myriam Mazza, Daniele Generali e Mariateresa Vivaldini
CREMONA - «L’aspetto fisico non è vanità: riuscire a guardarsi allo specchio e riacquistare un po’ di sicurezza è un importante passo nel percorso di guarigione». Si è svolto stamattina, presso la Sala Maffei della Camera di Commercio, il convegno ‘La Bellezza come cura. Il cosmetico come supporto alle terapie oncologiche’, promosso dal senatore Renato Ancorotti (FdI), imprenditore e presidente dell’Intergruppo parlamentare ‘Benessere, Salute e Bellezza’ (purtroppo assente per ragioni di salute). L’incontro ha esplorato il valore della cura di sé come pilastro fondamentale nei percorsi oncologici.
Al centro della riflessione c’era il ruolo della dermocosmesi nel supportare i pazienti durante le terapie: un aiuto concreto non solo per la pelle, ma per il benessere psicofisico e la qualità della vita quotidiana. Erano presenti Gian Domenico Auricchio, presidente della Camera di Commercio di Cremona, Mantova e Pavia (che ha promosso l’evento), l’onorevole Mariateresa Vivaldini, europarlamentare e sindaco di Pavone del Mella, Daniele Generali, direttore dell’Oncologia Multidisciplinare per le patologie mammarie, ginecologiche e testa-collo dell’ospedale di Cremona, e Myriam Mazza, farmacista cosmetologa e consulente scientifico dell’Intergruppo parlamentare ‘Benessere Salute e Bellezza’.
«Oltre alla grandissima importanza del tema che potrebbe meritare numerose conferenze e incontri — ha spiegato Auricchio —, bisogna sottolineare la rilevanza del settore della cosmetica per il nostro territorio. Nella nostra provincia, e in particolare nel Cremasco, vi sono importantissime aziende del settore, che rappresentano un motivo di vanto per il nostro tessuto economico: sono aziende grandi, strutturate, spesso longeve, e che rappresentano uno dei motori della nostra provincia».

Se spesso si pensa alla cosmesi come una cura del proprio corpo dettata anche da vanità, per i pazienti oncologici — e in particolar modo per le donne affette da tumori al seno — l’attenzione all’aspetto fisico rappresenta un punto importante nel processo di lotta contro la malattia. «Purtroppo ho dovuto affrontare in prima persona un percorso di cure oncologiche — ha raccontato Vivaldini —. Sono percorsi lunghi e stancanti, in cui la sicurezza di una persona inizia a vacillare, in cui cambia il modo di vedersi allo specchio e, di conseguenza, il modo di relazionarsi con gli altri. Anche sentirsi ‘belli’ dà la possibilità di andare avanti, dà forza e aiuta a fronteggiare il momento, e la cosmesi gioca un ruolo importantissimo in questo».
Questa rilevanza è riconosciuta anche a livello internazionale: dal 1989 il programma ‘look good feel better’ (‘avere un bell’aspetto, sentirsi meglio’) offre laboratori di bellezza gratuiti alle donne che affrontano il cancro, per aiutarle a rivedersi belle e ritrovare l’autostima. L’iniziativa a livello globale ha aiutato più di 2 milioni di donne; in Italia è attiva dal 2007 grazie alla Onlus ‘La forza e il sorriso’, associazione benefica patrocinata da Cosmetica Italia (associazione nazionale imprese cosmetiche) e sostenuta da 29 aziende del settore che organizzano migliaia di laboratori in tutto il paese. A Cremona i laboratori sono presenti grazie all’impegno di Apom Onlus, associazione che si propone di promuovere la conoscenza scientifica, la diagnosi precoce e la cura delle patologie, ma che offre anche assistenza e sostegno psicologico alle pazienti.
«Il valore di essere e sentirsi donna è fondamentale per chi ha un tumore — ha spiegato Generali, direttore del reparto di cui fa parte anche l’Area donna, dove sono riuniti i servizi coinvolti nella prevenzione, diagnosi e cura delle patologie —. Il processo terapeutico (che non si esaurisce nell’asportazione del tumore) passa anche attraverso la cura di sé: attenzione alla nutrizione, al trucco, all’aspetto, con l’utilizzo di parrucche o di foulard, sono tutti elementi utili nel processo di rinascita di una paziente».

«Nessuno è immune dal cancro — ha chiosato Mazza —. L’essere umano è spaventato anche da ciò che trova brutto, e l’impatto psicofisico delle cure oncologiche può essere molto forte. Circa il 66% delle persone, infatti, sviluppa tossicità cutanee entro 3 mesi dall’inizio delle cure, cosa che può causare dolore, infezioni, ma anche riduzione o sospensione delle cure. Il rischio è quello di una ridotta aderenza terapeutica, ossia quanto il paziente segue effettivamente le raccomandazioni del medico riguardo ai tempi, alle dosi e alle modalità di assunzione dei farmaci. Quando gli effetti collaterali sulla pelle diventano insopportabili, il paziente è spesso tentato di sospendere o modificare le cure in autonomia, compromettendo l’efficacia del percorso oncologico.»
Questo fenomeno rappresenta una criticità non solo clinica, ma anche economica per l’intero sistema sanitario. Dal punto di vista medico, l’interruzione dei trattamenti riduce le probabilità di successo delle terapie, portando a un aggravamento della patologia e a una prognosi peggiore. Sul piano economico, la mancata aderenza genera costi enormi: le risorse investite nei farmaci vengono sprecate, mentre aumentano i ricoveri d’urgenza per complicazioni evitabili e si rendono necessari nuovi cicli di cura più complessi e onerosi, che gravano pesantemente sul bilancio della sanità pubblica.
La cosmesi oncologica, dunque, non rappresenta un lusso o un elemento secondario, ma una necessità clinica e umana. Integrare protocolli di dermocosmesi nei percorsi di cura significa non solo proteggere la salute della pelle e l’aderenza alle terapie, ma soprattutto restituire ai pazienti la dignità e la forza psicologica necessarie per affrontare la malattia. Investire nel benessere estetico dei malati è dunque una scelta di civiltà che coniuga eccellenza economica locale e supporto sociale, rendendo il cammino verso la guarigione un po’ meno faticoso.
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