Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

L'ANNIVERSARIO

Costa Concordia, dieci anni fa la tragedia: le storie dei cremonesi sopravvissuti

L'estetista e i fidanzati di Cremona, la coppia di commercianti di Vailate e i coniugi di Bagnolo con le figliolette

Riccardo Maruti

Email:

rmaruti@laprovinciacr.it

13 Gennaio 2022 - 16:06

Costa Concordia, dieci anni fa il naufragio: a bordo tre cremonesi

CREMONA -  Il 13 gennaio di dieci anni fa la nave da crociera Costa Concordia, con oltre quattromila persone a bordo, si schiantò sugli scogli a pochi metri dalla costa dell'Isola del Giglio. La tragedia costò la vita a 32 persone. Sull'imbarcazione c'erano anche alcuni cittadini della provincia di Cremona, fortunatamente sopravvissuti alla collisione che sventrò l'imbarcazione: Paola Passavanti, che lavorava sulla Costa Concordia come estetista, i fidanzati Alessandro Bignami e Monica Zampollo, una coppia di commercianti di Vailate e i coniugi di Bagnolo Cremasco Andrea Plizzari e Federica Bettinelli con le due figliolette Alessandra (5 anni) e Veronica (8 mesi). 

Paola Passavanti

All'epoca Paola Passavanti aveva 20 anni. «Ci siamo chiesti come tutto sia potuto capitare. Passiamo dal Giglio una volta alla settimana. Mai un problema», ricordava nel 2013, un anno dopo il naufragio. E a proposito dell'"inchino", la manovra compiuta dal comandante Francesco Schettino che innescò la tragedia, Paola disse: «Ho saputo che su quella rotta si faceva solo dopo quel che è successo. Ricordo una prassi del genere soltanto nel passaggio dello stretto di Messina». Paola incontrava spesso Schettino: «Veniva di frequente nella spa. Faceva sauna, idromassaggio, si faceva tagliare i capelli. Aveva un approccio amichevole. Sembrava professionale. Chi poteva immaginare che sarebbe finita in quel modo?». E poi, tornando con la memoria a quella notte drammatica: «Non dimenticherò mai le urla dei bambini. Assordanti. Poi lo sguardo terrorizzato di tanti anziani e di alcuni disabili sulla sedia a rotelle».

Alessandro Bignami

Tra quei disabili c'era anche Monica Zampollo, insieme al compagno Alessandro Bignami. Al momento dell’impatto con lo scoglio si trovavano sul ponte 9 per il buffet: «Abbiamo sentito un grande botto - ha raccontato lui, 30enne nel 2012, un mese dopo l'incidente -. Tavoli e sedie sono rovinati a terra. Un caos. Lei era in carrozzina. Ho fatto appena in tempo a fermarla. C'era piano di gente, tutti spaventati, nonostante ci dicessero che non c’erano problemi». In quei minuti terribili i due fidanzati si trasferirono sul ponte 4, divenuto tristemente famoso: «Abbiamo dovuto scendere di cinque piani. Lei ha lasciato la carrozzina. Io l’ho presa in braccio, ci siamo fatti insieme tutto il tragitto, più o meno venti minuti. Poi l’ho messa giù per terra e sono tornato di sopra a recuperare la carrozzina. La nave cominciava a inclinarsi. La paura era tantissima. Ho dovuto abbandonare Monica là da sola, come uno straccio, con la gente che arrivava da tutte le parti, che le sbatteva contro. Il panico era l’unica cosa certa, il resto era tutto assurdo

Andrea Plizzari e Federica Bettinelli

Andrea Plizzari era a teatro al quinto piano con la bambina più grande; la moglie Federica era rimasta in cabina con la piccola Veronica al settimo piano. Da posti diversi hanno sentito traballare e muoversi gli oggetti. Quando la situazione si è fatta più critica e allarmante la famiglia cremasca è riuscita a salire su una delle ultime scialuppe insieme ad altre 160-180 persone e ad arrivare all’isola del Giglio, dove due donne hanno messo a disposizione una camera per la notte. «Siamo tornati con i soli cellulari in tasca. Sulla nave sono rimasti documenti e tutto quanto avevamo portato per noi e per le bambine», avevano raccontato dopo il ritorno a casa.

Gregorio De Falco

Quello del comandante Schettino fu «un atto scellerato, incompatibile con la sicurezza. Se io punto con la nave a 16-17 nodi a 300 metri dalla costa non sto facendo un inchino ma un atto scellerato», ha commentato Gregorio De Falco, all’epoca del naufragio comandante della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno, oggi senatore, ricordando il disastro. «Oggi si può capire che quella della Costa Concordia non fu una tragedia marittima, è una vicenda che si è creata per un’azione scellerata, come fu giustamente definita all’epoca dal procuratore capo. Quella vicenda per puro caso si è verificata su una nave, non è legata alla tecnica della navigazione, è una vicenda irripetibile nel senso che senza lo sfasamento che ci fu nella persona del comandante tra il proprio ruolo e il proprio interesse non si sarebbe verificato tutto questo». Il comandante Schettino non volle risalire sulla nave nemmeno quando De Falco gli intimò al telefono, per l’ennesima volta, di tornare a bordo e coordinare i soccorsi. Francesco Schettino è stato condannato a 16 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e l’abbandono di nave con passeggeri a bordo.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400