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15 settembre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

17 Settembre 2017 - 04:00

LA LETTERA

CAMERA DI COMMERCIO
PAVIA RESTI AUTONOMA

Gentile direttore, ho letto con molto interesse il suo editoriale, pubblicato domenica scorsa sulle pagine de La Provincia, sul percorso di riforma della Camera di commercio. E con la stessa franchezza che lei ha utilizzato per scrivere il pezzo desidero arrivare al cuore della questione, tralasciando quelle che riguardano invece temi politici del territorio cremonese e le rivalità presenti al suo interno.
Regione Lombardia in questi mesi ha sostenuto e accompagnato in tutte le sedi il percorso di autoriforma del sistema camerale lombardo. Lo abbiamo fatto nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà e dell’autonomia di questi enti, che dal mio punto di vista rappresentano una forma efficiente di servizio alle imprese, di democrazia e di autonomia, perché sono la sola istituzione gestita direttamente dai corpi intermedi del mondo economico.
Unica regione in Italia, abbiamo condotto un’iniziativa politica per salvaguardare il ruolo delle Camere e un rinnovamento delle loro funzioni che tenga necessariamente conto dei principi di efficienza, di efficacia dei servizi e di vicinanza alle imprese. Un impegno che ci ha permesso di procedere in quasi tutti i casi ad accorpamenti volontari e di vedere riconosciuto il valore delle Camere di commercio in un orizzonte più moderno e attuale, ottenendo, ad esempio, di impiegare il 20% dei diritti camerali per sostenere in modo concreto piani di sviluppo dell’attrattività turistica locale, progetti di alternanza scuola-lavoro e di attuazione del piano Impresa 4.0.

Ho preso atto con soddisfazione dell’accordo raggiunto tra i territori cremonese e mantovano, per la fusione dei due enti camerali, ben consapevole che condizione essenziale per la sua attuazione era che non fosse imposto l’accorpamento con Pavia. Da qui nasce, in primo luogo, la mia convinta difesa dell'autonomia pavese, oltre che dalle caratteristiche dell’economia di quel territorio. Si trattava, nell’uno e nell’altro caso, di difendere le decisioni assunte liberamente dalle imprese e dalle istituzioni del territorio e condivise dalla Regione. L’una era ed è condizione dell’altra.
Purtroppo, adducendo motivi formali si è preferito rendere autonoma la Camera di Nuoro, in quanto, teoricamente, confinante con altro stato.
Per questo Regione Lombardia sta verificando le condizioni giuridiche del ricorso contro il decreto attuativo della riforma, ricorso che potrà essere presentato dopo la pubblicazione del decreto stesso.
In ogni caso devono essere garantiti sia la qualità che la facilità di accesso ai servizi per le imprese e va garantita la massima autonomia dei singoli territori.
Dobbiamo innanzitutto tenere presente che le Camere sono strumenti per lo sviluppo delle imprese e del lavoro. Questa è la questione centrale: vincere la sfida dell’innovazione, qualificare sempre di più il capitale umano, aiutare lo slancio di chi sta facendo crescere il nostro export, far crescere la qualità che ci fa vincere questa sfida. Con una consapevolezza: la crescita, per durare, deve essere inclusiva, creare ricchezza e lavoro, non lasciare indietro nessuno.
Mauro Parolini
(assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia)

IL CASO

IL MAESTRO LIUTAIO FIORINI MERITEREBBE L’INTITOLAZIONE DI UNA VIA, MA È SOLO SILENZIO

Egregio direttore,
come molti miei amici sparsi in tutta Italia musicisti, collezionisti, amanti dell’arte liutaria abbiamo partecipato anni fa ad un convegno sulle vernici a Cremona e avevamo sottoscritto allora, eravamo nel 2013, una petizione che l’Anlai aveva predisposto, e che condividiamo ovviamente, per richiedere che Cremona riconoscesse e intitolasse una via, una piazzetta, al grande Giuseppe Fiorini, che quasi ottanta anni fa fece dono alla città dei cimeli Stradivari, dono di enorme importanza, tutti gli attrezzi da lui acquistati personalmente con grande impegno economico.
Ci fu poi spiegato che il regolamento comunale prevedeva che, per intitolare una via o una piazza ad una grande personalità, solo i cittadini di Cremona potevano avanzare una simile richiesta alla Commissione toponomastica, anche se ritengo che per un caso così evidente e importante i regolamenti avrebbero potuto essere superati dalla volontà del sindaco e del Consiglio comunale.
Mi risulta comunque che l’Anlai ha raccolto le firme necessarie di cittadini cremonesi e che anche un’altra Associazione onlus ne ha raccolte un altro buon numero. Con tutto il rispetto che le è dovuto, non comprendiamo quindi, caro direttore, perché malgrado la procedura sia stata corretta, la città di Cremona non senta il bisogno, il dovere, di ringraziare concretamente un grande Maestro liutaio che gli ha fatto un regalo così grande e che questa Giunta non accolga una proposta di oltre 300 suoi concittadini.
Tutti temi che mi trovano d’accordo e con me tanti altri amici sparsi in Italia e all’estero con cui ci scambiamo le nostre opinioni ogni anno a Cremona Mondomusica. (...) Non mi pare neppure esistano grossi problemi logistici in quanto la proposta minimale di intitolare a Fiorini parte di piazza Marconi non comporterebbe alcun disagio ai residenti e sarebbe comunque un segno dopo ottanta anni di colpevole silenzio.
Antonio Saladino
(Sinalunga - Siena
Musicista e collezionista di strumenti ad arco)

Stiamo parlando di un grandissimo. Giuseppe Fiorini, nato nel 1861 in provincia di Bologna, è stato certamente una delle maggiori personalità che il mondo del violino abbia mai avuto. Nel 1930 donò a Cremona la preziosa collezione dei disegni delle forme e degli attrezzi stradivariani. Le ragioni perché la città lo ricordi sono evidenti.

Ci buttiamo troppo giù
Ma siamo davvero
un Paese di creduloni?
Signor direttore,
mi permetta di rispondere al signor Alberici che, nella sua lettera del 4 settembre tira in ballo formicole, mastro Antonio e Geppetto, che non è sufficiente a tirare fuori costoro, e nemmeno Collodi, per dare un’aria di candida innocenza alla sua lettera che è piena invece di malcelato veleno verso il nostro Paese. Chi le dice infatti che noi non abitiamo l’Italia ma il Paese dei barbagianni, Collodi, forse? Male! E che siamo così fessi di seminare zecchini d’oro sperando che ne cresca una pianta, perifrasi per dire che siamo così sprovveduti da farci turlupinare dai vari gatti e volponi che altro non sono che i nostri parlamentari? E che la fata turchina, che lei aspetta senz’altro, che dovrebbe far rivivere il passato a noi che cerchiamo di dimenticarlo, ha il cranio pelato, è vestita di nero e canta ‘giovinezza’?
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Casalbuttano
Questo sindaco
è quasi una punizione
Gentile direttore,
per prima cosa vorrei, a distanza di tempo, ricambiare gli auguri fatti al movimento di Nuova Linea, da parte del Sindaco di Casalbuttano Ed Uniti per una serena e lunga pensione da privato cittadino. Il motivo di tale augurio è motivato dall’incapacità di vedere anche il più piccolo problema. A questo punto segnaliamo che durante l’esecuzione dei lavori della Torre della Norma i giochi del parco dei bambini sono stati abbandonati a se stessi, senza coprirli o spostarli dalla caduta di polveri di ogni genere, poi all’inizio del nuovo anno scolastico l’erigenda palestra, da circa un anno, è l’incompiuta della nuova alba amministrativa e del cambiamento.
Questo Sindaco, non è certo per noi di Nuova Linea e della coalizione politica di centrodestra ‘l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare’, anzi ricorda più la punizione del destino di un comune morente, così come nella grande Prussia, il re Federico detto il Grande per punire una provincia mandava ad amministrarla un ‘filosofo-psicologo’ così ci siamo meritati questo, grazie al Pd ‘snob’. (...) Se un partito con una storia, con tanti volontari impegnati con grande sacrificio nella realizzazione della festa dell’Unità non ha più una classe dirigente locale è preoccupante. Facciamo appello agli storici militanti per una risposta all’impegno in prima persona e per riappropriarsi degli spazi vuoti creati dai prestati alla politica senza nessuna preparazione, formazione, tante belle parole, ma scarsa concretezza.
Giacomo Mondini
(segretario Nuova Linea - Casalbuttano)

I migranti e gli stupri
Si sentono protetti
Un’ulteriore vergogna
Gentile direttore,
ciò che mi ha colpito di più dello stupro commesso dal rifugiato umanitario del Bangladesh a Roma è che, nonostante abbia visto e udito due anziani sul balcone di fronte che, mentre gli urlavano, chiamavano anche la polizia, lui abbia continuato imperterrito a violentare per 15 minuti la ragazza scandinava e quindi ‘infedele’. Esattamente come fosse un suo diritto.
Come i butungu che hanno imperversato indisturbati e spensierati per tutta la notte a Rimini con almeno tre assalti. Tutto ciò perché sono consapevoli del fatto che saranno impuniti e piuttosto verrà punito chi li denuncia e critica.
Questa è la chiave di tutto. Loro sono perfettamente consci che dalla loro parte ci sono i giornali che santificano gli appelli allo stupro etnico di ‘Bello Figo’, ci sono le papesse che ci dicono che i loro costumi devono diventare i nostri (quindi anche lo stupro e il cannibalismo utilizzati in Congo come armi di lotta razzista tra etnie paiono legittimati) sanno che ci saranno avvocati, coop e preti pronti a dimostrare che sono loro le vere vittime dei cattivi italiani, sanno (perché glielo hanno insegnato) che non saranno mai espulsi e che la galera per loro sarà una vacanza.
Sanno che mentre i nomi dei carabinieri finiscono giustamente nel tritacarne sul giornale, i loro vengono gelosamente protetti perché preziosissime risorse che, secondo la sinistra, ci pagheranno le pensioni (sic !!) ed una volta tornati li liberi da ogni impiccio potranno tornare al loro lavoro di torturatori e untori sulla spiaggia e sulle strade. Questo è il punto. Il resto è orrendo contorno.
Davide Vacca
(Reggio Emilia)

Linea più si tira fuori
Una seconda bolletta
Disguido poco chiaro
Buongiorno direttore,
come altri utenti ho ricevuto oggi una seconda bolletta per consumi gas relativa al periodo 1/05, 30/06 2017 perché la precedente poteva essere stata disguidata. Avendo la domiciliazione bancaria non ho problemi per il pagamento, ma mi ha stupito il fatto che Linea Più disconosca la responsabilità del disguido. Se Linea più ha appaltato a terzi il servizio, ne è comunque responsabile e non può tirarsi fuori così. Spero solo che l’azienda che ha sbagliato paghi una penale e chi l’ha scelta sia più accorto la prossima volta.
Sandro Bani
(Gerre de’ Caprioli)

Pizzighettone
Mezz’ora d’acqua
e fognature in tilt
Egregio direttore,
chiedo ospitalità al suo giornale per esternare tutta la mia rabbia causata da un evento meteorologico verificatosi a Pizzighettone (e non solo) nei giorni scorsi. E’ bastato un temporale di notevole intensità (e doverosamente devo dirlo) della durata di mezz’ora circa per far esplodere letteralmente il sistema fognario del mio paese e causare notevolissimi inconvenienti e molti danni a beni custoditi in cantine e garage.
A chi va attribuita la responsabilità di ciò? Non certamente al clima poiché come ci dicono giornalmente tutti i meteorologi dobbiamo cominciare ad abituarsi a questi fenomeni che in passato erano di pura manifestazione tropicale ma che ora anche a causa del comportamento dissennato dell’uomo si verificano con costante periodicità anche alle nostre latitudini, e allora a chi?
Io francamente una risposta me la sono data ma volutamente non la dico poiché desidero assistere, in modo un po’ sadico, a quello squallido giochino dello scarica barile che solitamente in questi casi fanno i vari enti interessati al problema (vuoi per la proprietà, vuoi per la gestione, per la manutenzione e quant’altro).
Una cosa però desidero sottolinearla: al nostro Comune è stata conferita la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano che premia quelle realtà locali che rispettano tutta una serie di parametri tra i quali è inclusa a pieno titolo la vivibilità. Ora io mi chiedo: come può essere vivibile un paese nel quale un cittadino deve vivere con il terrore che al primo scatenarsi di Giove Pluvio in casa sua possa vedersi galleggiare in soggiorno non un germano reale o una ninfea ma bensì materiali la cui origine non ha certo bisogno di una descrizione troppo dettagliata?
Ritengo sia giunto il momento di dire basta alla superficialità nell’agire o ancor peggio al disinteressamento di molti uffici pubblici e non solo, verso il patrimonio comune trincerandosi dietro l’odiosissima frase: ‘Non è di nostra competenza’; ritengo sia giunto il momento che molti tecnici abbandonino gli uffici per percorrere palmo a palmo il territorio che a loro è stato assegnato di sorvegliare e custodire permettendo loro di avere in questo modo l’esatta e concreta visione della realtà in cui essi operano senza demandarla a carte o cartine che abbondano sulle loro scrivanie.
M. G.
(Pizzighettone)

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