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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

19 Novembre 2015 - 11:08

IL CASO
Sono da sempre un lettore de La Provincia: bene così
Signor direttore,
questa lettera non è assolutamente adulatoria, ma esprime il mio pensiero, se è lecito, sulla ‘qualità’ del giornale che lei da tempo dirige. Quando avevo 10/12 anni abitavo in via Giordano, 100/150 metri dopo la Madonnina di via del Sale, e tutte le mattine, con mio fratello gemello, avuti i ‘sold ini’ dalla mamma, andavamo di corsa all'edicola di via Ruggero Manna ad acquistare il giornale, che poi tornavamo a casa a leggere in coppia prima di andare a scuola o, d'estate, prima dei rituali giochi con gli amichetti del quartiere. Si può pertanto dire che leggo La Provincia da una vita, ma le confesso che non ho mai letto un giornale così denso di notizie, di informazioni, di cronaca come l'edizione attuale, in verità da circa un anno a questa parte o poco più.
Anche le notizie dalla provincia abbondano, ma soprattutto, è la cronaca che ha il posto d’onore, una cronaca che informa di tutto anche chi, per qualsiasi ragione, non può uscire di casa. Chi non può fare vita cittadina, per età, per motivi di salute o per qualsiasi altra ragione anche solo temporaneamente, se legge La Provincia si integra con la vita cittadina e si informa di tutto ciò che potrebbe conoscere solo vivendo all'esterno, cioè in città.
Chiudo per non essere tacciato di adulazione’, ma poiché io non ho rapporti personali con lei, non la conosco e non l'ho mai vista di persona, nessuno può avanzare un dubbio del genere! Le invio la presente solo per esprimerle personalmente i miei complimenti, che certamente contano la metà di zero (!), ma che mi permettono di renderle noto che a Cremona c'è almeno un suo estimatore! Le porgo i più cordiali saluti con i più fervidi auguri per lei e per il suo giornale!
Gaetano Antonioli
(gaetano.antonioli@gmail.com)

Confermo: io e lei non ci conosciamo. Mi scuso coi lettori per il risalto dato a questa lettera di elogi, ma mi sento autorizzato a farlo perché abitualmente non lesino spazio alle critiche, che accetto volentieri. Sono uno sprone a migliorare e comunque compensano ampiamente questo attestato di stima per me e d’affetto per il giornale. Ritengo questo encomio indirizzato principalmente ai giornalisti, ai corrispondenti e ai collaboratori de La Provincia. Tutte le componenti di un giornale sono importanti, ma una sola è indispensabile: la redazione, cioè il corpo giornalistico. C’è ancora chi crede che l’informazione si possa fare senza i giornalisti. Non è vero. Se i giornalisti sono professionisti scrupolosi che amano il proprio lavoro e la testata per la quale scrivono, il risultato è un prodotto che merita le sue parole inaspettate e gradite, delle quali la ringrazio.

L’ OPINIONE
La chiesa degli scandali e due libri inutili
In classe, quando chiedo ai miei studenti di IV liceo di leggere un libro, vorrei che la lettura ‘facesse bene’, cioè li nutrisse. Ludovico Ariosto, nella Satira VI, parlando di come deve essere l’uomo colto, scrive: «Dottrina abbia e bontà, ma principale sia la bontà: che, non essendo questa, né molto quella alla mia stima vale» (vv. 16-18). E ha ragione. Il caso dei due libri sul malcostume finanziario della Chiesa, anche se spopolano le classifiche, sono indice di poco. Se un libro stuzzica solamente il prurito di sapere, quel libro, alla fine, non sarà ricordato. Io non difendo la Chiesa perché si difende da sola.
Convertirsi è sempre un trauma. E la Chiesa, ma non credo che sia un mistero, è fatta di uomini che tentano di vivere il Vangelo e lo annunciano ad altri. Sia quelli che vengono scoperti per reati punibili dalla legge, sia quelli che rimangono sommersi, non sono esempi brillanti. Ma se voglio convertirmi non accade perché leggo libri scandalistici, ma perché incontro esempi di speranza, gioia e misericordia. Per una madre che ha perso il figlio, un padre senza lavoro, un adolescente malato, un giovane orfano per un incidente stradale, un libro potrebbe essere occasione d’oro per farli tornare a vivere, sperare e sorridere.
Se sto male, cosa me ne faccio degli investimenti dello Ior, degli appartamenti, delle auto di lusso e delle intercettazioni? Non hanno tempo di leggere. Servirebbe una mamma, un amico, un don che vengano a casa e ascoltino. Servirebbero una spalla e un po’ di comprensione per ritrovare la forza di camminare.
Occorrerebbe, se credo, un po’ di preghiera per rialzarmi. Questo, e non altro, ciascuno dovrebbe scrivere e raccontare. Chi ha consegnato, agli autori dei testi, documenti riservati ha sbagliato gravemente, tradendo una fiducia messa nelle sue mani. Ma non perché la Chiesa abbia paura. Di cosa? Di essere più evangelica? Di rinnovarsi? Di fare un ‘mea c ul pa ’ come gli ultimi Papi ci hanno mostrato? A cosa servono, dunque, libri così?
Aiuteranno il Papa a sentirsi meno solo, più sorretto, lui che vive in mezzo ‘ai lupi’? A me non pare e, forse, non è il caso di nascondersi dietro a un dito. Tratteggiare un ritratto goffo e deformato della Chiesa, una caricatura meno simpatica di quelle di piazza Navona, non è un buon servizio. E offrire uno spaccato sociale ed economico che non entusiasma perché col Vangelo non ha nulla da spartire mette in risalto solamente le ferite e le piaghe, facendo dimenticare le persecuzioni, l’assistenza ai malati, l’educazione, la catechesi, il lavoro della Caritas, le pagine di santità.
E’ appena terminato un Sinodo, un tratto di strada fatto insieme. Il Papa non è contro i cardinali e contro i vescovi, dal momento che dovrebbe essere ancora lui a nominarli, scegliendo i suoi collaboratori per affidar loro, a nome della Chiesa, le Congregazioni, le Nunziature, le diocesi sparse nel mondo. Ma il vangelo – se è serio – è serio per tutti, dal Papa in giù, passando anche nelle tipografie, nei pc dei giornalisti, nelle penne impietose, nelle radio, sui giornali, nei libri, in TV, sui social, nelle case dei privati. Nessuno è autorizzato, in forza di una povertà che vive, a denigrare il lavoro o la vita degli altri, a dare titoli o epiteti, ad esprimere dei giudizi.
Se in una casa uno, due, tre figli sbagliano… i genitori smetterebbero di educarli e incoraggiarli al bene? Crederebbero forse che il bene fatto è stato inutile e non bisogna farne altro? Si metterebbero l’uno contro l’altro incolpandosi? In ogni caso doloroso, dalla finanza alla pedofilia, la giustizia umana deve fare il suo corso. Ma da credente non posso pensare che non ci sia anche una giustizia di Dio, che non devo amministrare io, per la quale non devo farmi censore e giudice impietoso di ciò che altri fanno, ma devo invocare, anzitutto per me e per tutti, tanta misericordia.
»Se Dio si fermasse alla giustizia — scrive il Papa nella Misericordiae vultus (n. 21) — smetterebbe di essere Dio. Sarebbe come tutti gli uomini che si fermano al rispetto della legge ». Quei documenti sono stati affidati a persone che li hanno diffusi in modo chiaro, non c’è dubbio, ma anche senza amore. Tanta scienza, dunque. Perizia di ricostruire, foto, documenti, ma poca bontà e misericordia. È molto più semplice rifugiarsi dietro sbagli altrui che accogliere il Vangelo nella sua ruvida autenticità. È molto più comodo affermare che il Papa voglia una Chiesa povera, senza faraoni e principi. Assai più difficile scrivere due libri su cosa io pensi di questa povertà e come la viva, quando la scelga e come, concretamente, possa aiutare gli altri, spogliando me stesso. Ne risulterebbero libri più piccoli rispetto alle 224 e 336 pagine attuali. Senza foto. E con un costo-vita ben più alto di 32 euro. Ma l’economia della conversione non conviene. Tocca troppo in profondità e non scandalizza nessuno.
don Marco D’Agostino

Sangue e orrore a Parigi/1 Terroristi, non disperati
Signor direttore,
quanto successo a Parigi negli attentati terroristici della settimana scorsa è pazzesco ed incredibilmente impossibile da concepire da una mente umana, anche se criminale. Eppure c’è gente che tenta di giustificare tali gesta con l’esasperazione di un popolo disperato alla ricerca di un riscatto nei confronti dell’occidente opprimente ed oppressore. Ma queste persone che si fanno saltare in aria distruggendo e sterminando centinaia, migliaia di persone, non sono disperate. Bin Laden ce lo insegna! Queste persone sono ragazzi, che hanno studiato nelle università della Sorbona e di Oxford.
È gente che ha vissuto a Londra, Parigi, Bruxelles e Milano, finanziati da famiglie facoltose. Eh sì, perché studiare e vivere in Europa costa, e non poco. Sono i figli dell’11 settembre 2001. Sono fanatici sanguinari, come fanatici e sanguinari erano i nazisti, e non per questo disperati, al tempo di Hitler. Sono dei sanguinari come sanguinario era Stalin, e non per questo era disperato.
I veri disperati sono quelle migliaia di profughi che sbarcano sulle nostre coste per sfuggire alla barbarie che questi criminali compiono quotidianamente nei loro confronti. Il fine non giustifica i mezzi quando a farne le spese sono persone innocenti uccise a sangue freddo, come in una mattanza (donne, vecchi e bambini). (...).
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

Sangue e orrore a Parigi/2 Serve una versa soluzione
Egregio direttore,
riprendo il suo editoriale di domenica dove sostiene che «la guerra non può essere l'unica soluzione» ed ha ragione, poiché i nostri gravi errori del passato e del presente per quanto riguarda Iraq, Afghanistan, Libia e Siria, la destabilizzazione di aree immense e così significativamente importanti da un punto di vista strategico-militare ed economico, dovrebbero essere sufficienti per dire ancora una volta che la risposta a questi barbari attentati non è e non può essere quella militare, o per lo meno la risposta militare a cui siamo stati abituati in tutti quegli scenari sopra citati.
Al G20 vengono fuori i nomi e cognomi (già noti) degli Stati appartenenti al gruppo stesso che finanziano e spalleggiano l'Isis, si parla apertamente di armi, tra cui sistemi sofisticati podotti in Italia, che transitano dall'Arabia Saudita verso le milizie del Califfato, la Turchia (paese Nato e nostro alleato) massacra i curdi, unica popolazione davvero impegnata a combattere sul terreno (anche con apprezzabili risultati) il disegno fascista del califfo che intanto semina terrore e morte nel cuore dell'Europa, grazie anche a delle assurde scelte di non mettere in comune informazioni ed intelligence tra i paesi europei. Come è possibile, non fosse altro che per il nostro bene e la nostra sicurezza, che non emerga la domanda: dove abbiamo sbagliato?
Ma soprattutto: cosa è giusto fare oggi contro il terrorismo? Come è possibile non immaginare una strategia politica condivisa, unica strada, come dimostra la storia, che può portare ad una pacificazione di quell'area? Penso che di fronte al terrorismo che dilaga come un fuoco a partire dal Medio Oriente, noi europei abbiamo il dovere di lavorare, anche nell'interesse delle nostre popolazioni, perché tale fuoco venga spento e soffocato; penso che dovremmo abbandonare comportamenti opachi e stringere alleanze vere e sostenere quei Paesi e quei popoli che vogliono isolare il fanatismo di Daesh e del Califfato, sottrarre risorse e isolare chi invece, di fatto, lo alimenta.
L'Unione Europea dovrebbe farsi promotrice di una soluzione vera, duratura: una grande Confederazione del Medio Oriente con la libertà di culto ed etnica, una confederazione che contenga e riconosca tutte le diversità. Se abbiamo in mente questa finalità, allora possiamo costituire una vera coalizione per imporre una nuova visione, un percorso che porti alla pace, ma se andremo a bombardare, continueremo a vendere loro le armi e a flirtare con il nemico, non saremo mai soggetti autorevoli e credibili (...).
On. Franco Bordo
(Sinistra Italiana)

La ‘buona scuola’ che non paga gli insegnanti precari
Gentile direttore,
sono ormai alcuni anni che il furbetto di Palazzo Chigi ci mena per il naso con discorsi pieni di nulla, con promesse mai mantenute, con slogan che sono come etichette applicate su contenitori vuoti. Slogan come quello della ‘buona scuola’. Già, proprio buona la scuola di Renzi (e del ministro Giannini). D'altro canto, penserà il premier, ho dato agli insegnanti anche il bonus di 500 euro per la formazione, che vogliono di più? Peccato però che il suo ‘buon governo’e la sua ‘buona scuola’si dimentichino di pagarli, gli insegnanti.
Non tutti, certo. Solo quelli che sono in una situazione di maggior debolezza, come da sua abitudine da quando ha iniziato a governare il Paese: i precari. Ma come, direbbe il parolaio Presidente del consiglio, io li ho assunti i precari. Sì, però ad altri si dimentica di pagare lo stipendio.
E così accade che non sono pochi i docenti che, avendo preso servizio in settembre, dopo ben oltre un mese e mezzo ancora non hanno visto il becco di un quattrino. Non è una privata Spa in fallimento, a non pagare: è lo Stato e questo fa un po' di differenza.
Ma con la sua ormai proverbiale faccia di bronzo Renzi, che il lauto stipendio lo intasca tutti i mesi, va avanti a raccontarci dei prodigi della ‘sua’ Italia, delle ‘magnifiche sorti e progressive’di questo Paese ormai sempre col vento in poppa.
Imparasse almeno a provare un po'di vergogna, ogni tanto, solo un pochino, anziché mostrarsi a ogni pie’sospinto con il suo sorriso per carpire la buona fede degli sprovveduti, saremmo in fondo già un po' contenti.
L.G.
(Cremona)

Grazie Poste Italiane! 15 giorni senza corrispondenza
Signor direttore,
la lettera che allego mi è stata recapitata in data odierna, 17 novembre 2015. Sono due settimane che non ricevevo posta; oggi, per compensare, sono arrivate questa e tante altre. Poste Italiane: complimenti, e non aggiungo altro. Le parole non servono!
lettera firmata
(Gussola)

Vaccino antinfluenzale per anziani domani al Maris
Signor direttore,
in risposta alla persona del Boschetto che si lamentava dei servizi mancanti nel suo quartiere, e citava il Maristella come esempio positivo, volevo rispondere che al Maris si è formato il ‘Gruppo spontaneo anziani quartiere Maristella’. Abbiamo contattato l'Auser di Cremona e in accordo con il Comitato di quartiere 7, il Comune di Cremona, l’Asl e con la disponibilità della scuola di ballo Maris-Team, che ha cortesemente messo a disposizione una sala, domani 20 novembre dalle ore 10 all'ex asilo verrà praticata agli anziani la vaccinazione antinfluenzale 2015. Un esempio di buona collaborazione.
Pietro Ricci
(Gruppo anziani Maristella)

Com’è triste l’abbigliamento di medici e infermieri
Gentile direttore,
ogni qual volta mi reco in un ospedale, mi assale un profondo senso di tristezza.
Infermiere e medici tutti vestiti con camici bianchi come fossero dei cresimandi. Non portano scarpe ma troccoli anch’essi dello stesso colore. Le sale operatorie sembrano invase dai ‘visitors’. Chirurghi e personale di supporto che indossano cuffie, mascherine, bluse, pantaloni e troccoli tutti rigorosamente verdi (...). Me li vedo in sala mensa: alle infermiere riso in bianco e ai chirurghi spinaci cotti. Che tristezza!
Un po’di allegria, no? Per esempio in sala operatoria chirurghi in bermuda con ciabatte infradito, le assistenti con gonnellini di paglia per accogliere i pazienti con una rassicurante scena polinesiana.
Le infermiere che si aggirano nei reparti con minigonne e vertiginose scollature. Certo, molti pazienti farebbero a gara nel far cadere le pillole per osservare le infermiere che, con ampie scollature, inchinarsi per raccoglierle. Sarebbe una nuova e infallibile forma di ‘triage’ (...).

Ernesto Alberichi
(Spino d’Adda)

Se perde le amministrative Renzi se ne andrà a casa?
Signor direttore,
se alle amministrative del 2016 il Pd perderà Milano, Napoli e Roma, Renzi se ne andrà a casa? O se la prenderà, tanto per cambiare, con gufi e rosiconi?

Francesco Greco
(Montesardo - Lecce)

Ringrazio i maleducati di San Felice-San Savino
Egregio direttore,
volevo utilizzare il suo giornale per ringraziare pubblicamente gli ‘educati cittadini’ che usano a loro piacere la strada comunale che collega San Felice - San Savino e la ormai strada chiusa via Mulino, come discarica privata. Un grazie sentito a chi ogni tanto si appresta a raccogliere i rifiuti dei suddetti maleducati.
O.B.
(San Savino, Cremona)

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