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6 giugno

Lettere al direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

06 Giugno 2015 - 13:48

Lettere al direttore

IL CASO
In Italia certe riforme le fa solo la sinistra
Signor direttore,
nei giorni scorsi è passata, finalmente, una bella notizia: sono aumentati gli occupati. Naturalmente il Governo ha subito messo l'accento sul fatto che fosse merito del Job's act, senza minimamente pensare che probabilmente la richiesta di mano d'opera, da parte delle imprese, fosse frutto di una ripresa, seppur ancora debole, a livello mondiale e che le ditte avendo più commesse, si sono messe subito alla ricerca di personale. Certo, indubbiamente, sono state facilitate dall'introduzione delle nuove norme contenute nel suddetto Job's Act, ma che fosse solo merito di quest'ultimo, ne corre...D'altra parte bisogna dar merito al governo Renzi di aver introdotto questa legge, prendendo, giustamente a pesci in faccia i sindacati, i quali vedendosi erodere il potere che esercitano ininterrottamente sin da metà degli anni 70, hanno dovuto (finalmente) chinare la testa. ‘Se ne faranno una ragione’, ‘la piazza va ascoltata, ma poi chi comanda è il governo’, queste frasi non sono di un governo di centro destra, ma di un governo di sinistra. E d'altra parte chi poteva comportarsi così se non un governo di sinistra? Chi ha fatto nascere il sindacato, chi l'ha coccolato, chi l'ha cavalcato, chi l'ha sfruttato e spremuto per fini politici, se non la sinistra , da cui il PD è la diretta discendenza? (...) Ed ora sotto con la giustizia, altro cavallo di battaglia della sinistra, vediamo se sono in grado di riportare nel corretto alveo parte della magistratura, negli ultimi decenni, troppo protagonista e che spesso ha girato a vuoto, con costi enormi non solo in soldoni, ma anche di immagine. Dovremmo aspettare ancora tanto tempo, oppure per governare in santa pace, si lascerà perdere....
Renzo Aletti
(Piadena)

Concordo con lei: solo un governo di centrosinistra in Italia può fare certe riforme. E una di queste è quella della giustizia, nuovo fronte per Renzi. Staremo a vedere.

L’INTERVENTO
Cremona deve puntare sul terziario
Il complesso monastico di Santa Monica ospiterà un centro di spiritualità buddista? Sull’ipotesi, suffragata da concreta e sostanziosa offerta d’acquisto, s’interroga la Cremona dei poteri chiamati a decidere. E s’interroga anche la Cremona della gente abituata a ragionare in base al semplice buon senso. Crediamo di non sbagliare immaginando che quest’ultima si auguri un positivo esito della trattativa. Perché? Perché è tempo che la città ponga fine al lungo elenco delle occasioni perdute, ridia senso e funzione ai suoi troppi ‘contenitori’ tristemente e costosamente vuoti e riprenda in mano i temi forti e qualificanti del proprio sviluppo. A meno che per essi si intendano le onde blu di corso Garibaldi o l’imminente installazione - sul medesimo tratto - di “isole di plastica” alla cui progettazione s’è dedicato con “lungo e intenso lavoro” un abbondante staff di specialisti in “rivitalizzazione urbana”. Paroloni che la dicono lunga su qualità e natura delle politiche per il centro storico cui Cremona deve, da decenni, il proprio inesorabile declino. Ivi compresa la perdita, che il mese di maggio rende più acuta, del Festival “Le Corde dell’Anima” che per qualche fortunata stagione aveva riannodato nel cuore della città talenti culturali che, grazie soprattutto al suo straordinario passato, Cremona possiede in generosissima misura. Ma che a quanto pare custodisce a profondità superiori a quelle del petrolio visto che le è tanto difficile estrarli e convertirli in stabile valore economico aggiunto. Riguardo alla ventilata cessione del complesso di Santa Monica ci pare che la questione implichi almeno due versanti: uno sacro e l’altro profano. Circa il primo, non c’è dubbio che l’avvento di un tempio buddista incroci l’inesorabile arretramento dei tradizionali avamposti e luoghi del culto cattolico, basti pensare alla malinconica trasformazione della chiesa di San Francesco in un grande centro commerciale.
Senza dubbio sono lontane anni luce le condizioni storico ideali che hanno consentito la grande fioritura monastica nell’Europa cristiana dell’alto Medioevo… Non vale, peraltro, piangere su quel che il corso storico ci propone o meglio impone. Come diceva Hegel ‘il reale è razionale’ e ogni fenomeno ha un suo perché. Fra le tante potenzialità che covano in ciascuna epoca, quelle che vincono e si realizzano non necessariamente sono le migliori dal punto di vista qualitativo ma — più brutalmente — sono quelle che hanno più carte per vincere. Ma torniamo ai destini di Santa Monica. E’ dunque possibile che dentro le silenziose mura dell’antico convento non rinascano consuetudini e regole di una civiltà monastica concepita dall’Occidente ma da una diversa e non meno alta spiritualità. E l’ipotesi appare da ogni punto di vista interessante. Quanto a domanda di spiritualità viviamo infatti un’epoca di fortissime contraddizioni: è vero che le pratiche religiose tradizionali segnano nel costume collettivo una vistosa flessione ma contemporaneamente cresce il bisogno di coltivare la propria vita interiore (...). Risponde dunque a una logica profonda, ben oltre la casuale offerta commerciale, l’insediamento di un’isola di spiritualità buddista. (...) Col secondo versante della questione entriamo invece nel vivo del dibattito sullo sviluppo di Cremona, sulle sue linee di forza, sull’urgenza di rimediare al fallimento di quel progetto di ‘città condivisa’ che col tempo è diventato il luogo cumulativo di tutte le incertezze, le miopie, i ritardi che dal secondo dopoguerra ci hanno consegnati a un destino di irrimediabile mediocrità. L’elenco delle recenti e meno recenti occasioni perdute (Università, Musei, Centri di ricerca…) sarebbe di imbarazzante lunghezza. Su questo sfondo di gravi incertezze strategiche si colloca anche l’annosa questione dei famosi ‘contenitori vuoti’, cioè delle strutture più o meno nobili (caserme, grandi dimore aristocratiche, complessi monastici e ospedalieri) che, svuotate dell’originaria destinazione d’uso, attendono per anni nuova vita e campano come fossili incuneati in una realtà estranea che non ha il coraggio e la fantasia necessari a ridargli ruolo e senso. D’altra parte, se non sai che città fare come puoi decidere cosa metterci dentro? A questo riguardo gli orientamenti amministrativi che si sono succeduti mostrano ciascuno il proprio inconfondibile carattere: dai deliri ideologici degli anni ’60-’70 ai successivi approcci spesso astrattamente accademici e indifferenti al nesso vitale fra l’intervento sul contenitore e gli indirizzi di politica urbanistica generale della città. Ma il più ingombrante ostacolo resta quello di natura psicologica e coincide con la forza d’inerzia che per antica consuetudine collega lo sviluppo della città alle sue classiche fonti di ricchezza, agricoltura e industria. E’ dura ammettere che i settori tradizionali non sono più in grado di realizzare crescita di occupazione mentre lo è il terziario nella molteplicità delle sue articolazioni. Lo dicono i dati della Camera di Commercio, lo dice il trend non solo italiano ma europeo. Questo settore è ormai ben altro rispetto alla semplice fornitura di servizi per le esigenze locali. Su questo ‘ben altro’ Cremona mobiliti l’intelligenza strategica di cui è capace e senza far torto alle altre voci d’entrata affidi una consistente fetta del proprio futuro al circuito della nuova ricchezza che, nel progressivo smaterializzarsi dell’economia, si coniuga alla planetaria circolazione di uomini e idee e al loro perenne bisogno di osservare diversità, ricevere stimoli, scambiare saperi, nutrirsi di cultura per produrne di nuova. E’ questa la sintesi vitale che da che mondo è mondo coincide con l’evoluzione della specie. E chi ci scommette non resta mai a mani vuote.
Ada Ferrari

Il porto di Cremona in realtà è quello di Milano
Caro direttore,
dal suo editoriale del 31 maggio scorso prendo lo spunto per rilanciare la tematica del porto di Cremona che avrebbe dovuto essere sviluppata diversamente e che e' ancor oggi di possibile e facile attuazione. Per la mia esperienza quale tecnico del Consorzio del canale navigabile Mi-Cr-Po ritengo che il porto di Cremona abbia titolo per essere considerato e promosso come porto di Milano in quanto ricade in un'area metropolitana che per definizione urbanistica corrisponde a un territorio circolare con un raggio di 80 km. Il porto di Cremona deve dunque essere considerato e proposto come il porto di Milano. qualche ipotesi di sviluppo insediativo ed occupazionale su basi parametriche avevano dato, allora, risposte sorprendenti e incoraggianti. Perche' non riprendere l'impegno per realizzare questo obiettivo?
Mauro Spotti
(Cremona)

Siamo orgogliosi del saluto romano
Egregio direttore,
da diversi anni organizzo a nome del Comitato Onoranze Caduti Cremonesi della R.s.i., di cui il sono il fondatore, il portavoce e l'unico responsabile, una commemorazione in ricordo di Benito Mussolini, Roberto Farinacci ed in memoria di tutti i martiri fascisti italiani ed europei. Per la riuscita di tale commemorazione ci siamo sempre autofinanziati ed in tutti questi anni, nel contesto di questo evento, nessun camerata, nonostante le provocazioni, si è lasciato andare a gesti di gratuita violenza pertanto reputo che i partecipanti si siano comportati sempre da persone civili e non da vandali. Io ed il camerata Cesare C. che siamo stati i primi a ricevere la denuncia ci dissociamo e prendiamo le distanze dal disoccupato cremonese di 36 anni, sul quale leviamo un velo pietoso, che si pente per avere teso il braccio; noi dal canto nostro siamo orgogliosi di avere salutato romanamente sulle tombe dei nostri martiri ed di aver gridato presente allo scandire dei loro nomi. Io ed il camerata Cesare C. non ci pentiamo e, sopratutto, non rinneghiamo nulla: gli altri se non hanno gli attributi per difendere le proprie idee evitino di professarle. (...). Gian Alberto D'angelo,
Cesare C.
(Cremona)
Grande professionalità nel reparto di pneumologia
Egregio direttore,
le chiedo gentilmente un po' di spazio, perché in un periodo come questo in cui stiamo vivendo dove sembra che tutto vada a catafascio e la speranza è diventata un bene di lusso riservato a pochi voglio porre l'attenzione su un fatto di buona sanità accadutomi recentemente, la scorsa settimana per un grave problema sono stato ricoverato d'urgenza nel reparto di pneumologia dell'ospedale Maggiore di Cremona, qui grazie alla grande professionalità ed a un lavoro di squadra dello staff medico e infermieristico, che ringrazio profondamente, sono stato curato, guarito nel migliore dei modi. Concludo questa mia storia di vita vissuta augurandomi che possa essere di stimolo alle persone per tornare a sperare nel prossimo.
Osvaldo Marcotti
(Cremona)

Tutti per uno uno per... Toti
Egregio direttore,
l’unione fa la forza: tutti per uno, uno per ... Toti. In Liguria i sarà tegnòon ma ciamàai cujòon... Leghisti e prelati? Orazi e Curiazi vieppiù incavolati. Matteo perde i pezzi: dopo la batosta alle Regionali (due milioni di voti) pure due senatori lo mollano. Altro che irrepRenzibile!
Massimo Rizzi
(Cremona)

Il porto di Cremona in realtà è quello di Milano
Caro direttore,
dal suo editoriale del 31 maggio scorso prendo lo spunto per rilanciare la tematica del porto di Cremona che avrebbe dovuto essere sviluppata diversamente e che e' ancor oggi di possibile e facile attuazione. Per la mia esperienza quale tecnico del Consorzio del canale navigabile Mi-Cr-Po ritengo che il porto di Cremona abbia titolo per essere considerato e promosso come porto di Milano in quanto ricade in un'area metropolitana che per definizione urbanistica corrisponde a un territorio circolare con un raggio di 80 km. Il porto di Cremona deve dunque essere considerato e proposto come il porto di Milano. qualche ipotesi di sviluppo insediativo ed occupazionale su basi parametriche avevano dato, allora, risposte sorprendenti e incoraggianti. Perche' non riprendere l'impegno per realizzare questo obiettivo?
Mauro Spotti
(Cremona)

Siamo orgogliosi del saluto romano
Egregio direttore,
da diversi anni organizzo a nome del Comitato Onoranze Caduti Cremonesi della R.s.i., di cui il sono il fondatore, il portavoce e l'unico responsabile, una commemorazione in ricordo di Benito Mussolini, Roberto Farinacci ed in memoria di tutti i martiri fascisti italiani ed europei. Per la riuscita di tale commemorazione ci siamo sempre autofinanziati ed in tutti questi anni, nel contesto di questo evento, nessun camerata, nonostante le provocazioni, si è lasciato andare a gesti di gratuita violenza pertanto reputo che i partecipanti si siano comportati sempre da persone civili e non da vandali. Io ed il camerata Cesare C. che siamo stati i primi a ricevere la denuncia ci dissociamo e prendiamo le distanze dal disoccupato cremonese di 36 anni, sul quale leviamo un velo pietoso, che si pente per avere teso il braccio; noi dal canto nostro siamo orgogliosi di avere salutato romanamente sulle tombe dei nostri martiri ed di aver gridato presente allo scandire dei loro nomi. Io ed il camerata Cesare C. non ci pentiamo e, sopratutto, non rinneghiamo nulla: gli altri se non hanno gli attributi per difendere le proprie idee evitino di professarle. (...).
Gian Alberto D'angelo,
Cesare C.
(Cremona)

Grande professionalità nel reparto di pneumologia
Egregio direttore,
le chiedo gentilmente un po' di spazio, perché in un periodo come questo in cui stiamo vivendo dove sembra che tutto vada a catafascio e la speranza è diventata un bene di lusso riservato a pochi voglio porre l'attenzione su un fatto di buona sanità accadutomi recentemente, la scorsa settimana per un grave problema sono stato ricoverato d'urgenza nel reparto di pneumologia dell'ospedale Maggiore di Cremona, qui grazie alla grande professionalità ed a un lavoro di squadra dello staff medico e infermieristico, che ringrazio profondamente, sono stato curato, guarito nel migliore dei modi. Concludo questa mia storia di vita vissuta augurandomi che possa essere di stimolo alle persone per tornare a sperare nel prossimo.
Osvaldo Marcotti
(Cremona)

Tutti per uno uno per... Toti
Egregio direttore,
l’unione fa la forza: tutti per uno, uno per ... Toti. In Liguria i sarà tegnòon ma ciamàai cujòon... Leghisti e prelati? Orazi e Curiazi vieppiù incavolati. Matteo perde i pezzi: dopo la batosta alle Regionali (due milioni di voti) pure due senatori lo mollano. Altro che irrepRenzibile!
Massimo Rizzi
(Cremona)

Ricordo commossa l’amico Mario Manfredi
Signor direttore,
2 giugno 2015 ore 17.50: sto aspettando i miei compagni di classe della sezione B del liceo scientifico Aselli di Cremona, per andare alla veglia funebre di Mario Manfredi, uno di noi, uno come noi con il quale abbiamo vissuto i momenti spensierati dell’adolescenza e quelli più delicati dell’età adulta; un cammino insieme anche se ognuno con la propria vita, ma sempre uniti. Sono emozionata, non triste perché Dio accoglie Mario tra le sue braccia come l’ha sempre accompagnato nelle scelte della sua vita. Mario. Mario con il suo sorriso, la sua generosità, la sua sincera semplicità e la sua sottile ironia. Mario con il suo volto da bimbo e la maturità di uomo vero e coraggioso. Noi siamo qui e ti portiamo nel cuore per sempre perché Amare è anche questo. Non so come mi sentirò, come ci sentiremo stasera e domani dopo il tuo funerale, ma so che saremo insieme ed uniti in questo dolore profondo. Caro amico, io ti chiedo di pregare per tutti noi nella consapevolezza che il nostro non è un addio, ma un arrivederci.
Michela Manfredi
(Cremona)

Grazie a tutto il personale della struttura Mainardi
Signor direttore,
In data 12/5/2015 è venuta a mancare la mamma Concetta, ospite presso la struttura Mainardi nucleo C. E’ stata una degenza molto lunga e con la presente vorremmo ringraziare tutto il personale medico, infermieristico e ausiliario. Le infermiere tutte che svolgono la loro professione con umanità. Inoltre ringraziamo con stima le ausiliarie che l’hanno assistita amorevolmente facendola sentire in famiglia. Questo scritto è doveroso perché la mamma era affezionata a tutti loro. Le figlie e i figli di Concettina Gniecco.
Silvana Zanatta
(Cremona)
Nel cortile del tribunale si fuma nonostante i divieti
Signor direttore,
il cortile del tribunale di Cremona è un andirivieni di macchine, anche private, che sostano in quello spazio. Inoltre, un via vai di oziosi, che fuma dove meglio crede, giurando che non esistono cartelli di ‘vietato fumare’, per cui, fanno quello che vogliono, sporcando il cortile con mozziconi di sigaretta, spesso accesa, con il rischio di un incendio, tanto gli impianti antincendio, sottoterra, sono fatiscenti. Nonostante le continue richieste, nessuno se ne preoccupa, eppure lo spirito della recente legge (decreto legge 12 settembre 2013, n. 104) indica che nei cortili, dove voi è transito di bambini e donne incinte, vige il divieto di fumo. Sarebbe, ‘ad abundantian’, da indagare sul corretto smaltimento dei rifiuti; mi dicono che le bottiglie di plastica, ad esempio, a parte qualche raro caso, vengano mischiate nei cestini insieme alla carta straccia e finiscano nell’inceneritore.
giuseppe.marino05@gmail.com

Parroci, ospitate i migranti nelle vostre canoniche
Signor direttore,
noi stiamo con papa Francesco. Recentemente il Santo Padre ha chiesto ai cristiani d'Europa di collaborare per promuovere la solidarietà e l'accoglienza su profughi e migranti e che la chiese europee, da sempre divise (chissà perché) parlino con una sola voce. L'appello del Pontefice è rivolto in primis ai suoi più stretti collaboratori che sono i cardinali, i vescovi, ma anche più in basso dove troviamo i parroci e i curati i quali, oltre che pontificare, dovrebbero dare esempi chiari e tangibili, ospitando nelle loro canoniche, quasi sempre abitate da un solo reverendo, famiglie di profughi o diseredati. Mettetevi una mano sul cuore, ascoltate papa Bergoglio e apritevi ai migranti, ma non a parole, nei fatti e vedrete che anche i fedeli più recalcitranti seguiranno l'esempio dei loro sacerdoti, ospitandoli nelle loro case. Concludo rivolgendomi umilmente al vescovo di Crema, uomo sensibile e lungimirante. Eccellenza, il seminario vescovile di Vergonzana è desolatamente vuoto, è vastissimo e immerso nel verde, cosa aspettiamo ad accogliere almeno un centinaio di migranti?
Andrea Zecchini
(Camisano)

La raccolta dei rifiuti costerà di più ai cittadini
Egregio direttore,
mi permetto di avanzare alcune considerazioni critiche in merito alla proposta di raccolta differenziata:
1) il referente per la raccolta dei rifiuti è il Comune e non la ditta che vince l’appalto, pertanto inerentemente a tutto ciò che riguarda la raccolta dei rifiuti, è il Comune che riscuote le tasse ed è illogico che una serie di utenti debbano stipulare un accordo separato con la ditta appaltante (il rapporto del cittadino è con l’ente locale e non con un privato per quanto riguarda i rifiuti). Tale rapporto comporta un ulteriore onere economico;
2) l’adeguamento alle nuove condizioni di raccolta spesso e volentieri impone oneri economici aggiuntivi per adeguarsi alle nuove esigenze di raccolta come ad esempio la creazione di spazi attrezzati per i quali bisogna sostenere oneri economici (nel nostro caso si parla di circa 1000 euro).
Detto ciò, lo sbandierato risparmio sulla tassa dei rifiuti di cui beneficerebbe la comunità, non corrisponde al vero in quanto gli utenti pagheranno di più dato che tutte le spese che il Comune non ha previsto nella gara di appalto ricadranno sulle spalle dei cittadini. Ciò evidenzia una scarsa conoscenza del problema rifiuti, oppure un maldestro tentativo di ottenere un risparmio fittizio.
Fernando Cattadori
(Castelnuovo)

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