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CREMA: CULTURA

Felliniana, Amarcord di tono dolceamaro

Applausi al teatro San Domenico al tributo al mondo onirico del regista Federico Fellini

Greta Mariani

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17 Gennaio 2022 - 09:46

CREMA - «Eppure io credo che se ci fosse un po’ di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire». Un sognante ultimo breve atto malinconico, a pochi istanti da un gran finale altisonante e colorato: il retrogusto dolceamaro, dietro la spettacolarità (a volte un po’ fittizia) del circo. La lacrima, dietro il sorriso da clown. La verità, dietro l’apparenza. La quotidianità, dietro un scintillante mondo patinato. In poche parole, le due anime del cinema di Federico Fellini. Della sua essenza è impregnato lo spettacolo di danza Felliniana, andato in scena ieri pomeriggio al teatro San Domenico, per la regia e le coreografie di Monica Casadei, drammaturgia musicale di Davide Tagliavini e le performance del corpo di ballo di Artemis Danza. Tutto ha parlato del regista-mito a 360 gradi. Tutto, sebbene con stili particolari e non scontati, ne ha fatto rivivere il mondo, o per meglio dire i mondi: la sua voce o quella dei personaggi, i pensieri, le colonne sonore più celebri, che portano la firma di Nino Rota, altro mito del panorama artistico italiano.

MOSAICO FELLINIANO

In Felliniana, ogni cosa è pretesto e sottofondo per danzare. Persino il silenzio, oppure una risata che — ripetuta in loop — modella quasi plasticamente il corpo della danzatrice che la interpreta. O ancora, una semplice parola, reiterata anche questa in un tempo dilatato e irreale, tanto sorprendente quanto, a tratti, disturbante. Al punto di far perdere, in alcuni passaggi, la poesia creata dall’impatto iniziale con un paio di quadri. Immersione nella poesia ampiamente riscattata dalla seconda parte del mosaico felliniano, in un ideale enorme circo, ambientazione tra le favorite del genio cinematografico: in un susseguirsi serrato di colonne sonore e di performance, stagliati su un secondo sipario che si apre dietro gli artisti, si può assistere a una vera carrellata circense, tra giocolieri, acrobati del cerchio, domatori di animali feroci ed evoluzioni sui trampoli. La presenza di danzatori sui trampoli, per la verità, alla guida se così si può dire, di un gruppo di atri danzatori, è stato l’espediente chiave di quasi tutti i quadri.

Una costante: gruppo a terra e una vedetta a reinterpretare ad alta quota i passi del gruppo. A cambiare, solo i costumi (e quindi i personaggi rievocati). Particolarmente riuscite, perché sinonimo di alternativa, le ombre cinesi che corpi e scintillanti costumi disegnavano sulla scenografia, grazie all’occhio di bue. Ad aggiungere la dimensione di sogno, il carosello iniziale e finale di tutti i personaggi, trasportati da un turbine di vento. Come se uscissero in quel momento dal pensiero del regista e prendessero vita davanti alla sua cinepresa, tra un ciak e l’altro. Un Amarcord teatrale, per un indimenticabile del grande schermo.

FOTO: FOTOLIVE/JACOPO ZANINELLI

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