Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

LE ESTATI PASSATE SUL PO

Al fiume in Bianchina e poi tutti da Burtul

Dagli anni Cinquanta agli Ottanta le vacanze sul fiume nelle foto di Beppe Faliva

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

31 Luglio 2021 - 10:24

CREMONA - È un racconto per immagini, un ritorno indietro nel tempo, un mondo che non c’è più o quasi. Le fotografie dell’archivio di Giuseppe Faliva regalano l’emozione dei tempi che furono, regalano l’immagine di un fiume Po vissuto dai cremonesi come fosse il mare. Fino alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso – che impressione fa dirlo – il Po era parte della storia dei cremonesi, era spazio abitato e vissuto, non solo per la presenza delle canottieri lungo il grande fiume

Erano gli anni Cinquanta e Sessanta e si andava al Ponticello, o meglio si andava da Burtul

Beppe Faliva ha documentato quegli anni in alcune foto che rappresentano un mondo, un’epoca dal sapore del primo benessere, reso unico dalla consapevolezza di cos’era stata la miseria. «Erano gli anni Cinquanta e Sessanta e si andava al Ponticello, o meglio si andava da Burtul, dove c’era il Ninola, un socio della Baldesio, che organizzava partite di calcio, uno che sapeva il fatto suo, partite di pallone che per quelli della mia età sono rimaste mitiche — ricorda il fotografo —. Noi della Bissolati arrivavamo in barca, ma c’era chi raggiungeva il Burtul in bicicletta. C’erano centinaia di biciclette sotto i pioppeti. Fra un tempo e l’altro della partita di calcio, si faceva il bagno... nel Po, naturalmente. Allora si poteva. Di quegli anni ho le fotografie, altri tempi».

E così il fotografo ha deciso di aprire il suo archivio e regalare ai lettori del giornale «La Provincia» l’amarcord di un grande fiume che assomiglia un po’ a Rimini. Gli scatti di Faliva raccontano di estati caldissime, di intere famiglie che in bicicletta o con la Bianchina andavano a Po, munite di ombrellone, di cestino per il pic nic ed era come stare al mare o quasi. Fare il bagno nel fiume era la cosa più normale del mondo, rischi non ce n’erano, l’inquinamento era qualcosa di lontano o, piuttosto, di sconosciuto.

«Si andava in canalina, quando ancora era balneabile e percorribile con la iole o la veneta — raccontano alcuni signori sotto le piante della Bissolati —. Si procedeva fino al Po nuovo e poi si scendeva attaccati alla barca, facendosi trascinare dalla corrente. Altri tempi. Sullo spiaggione si facevano partite di calcio e in acqua gare a remi che contribuivano ad animare la rivalità che da sempre caratterizza Bissolati e Baldesio. Ci si spendeva fino all’ultimo». 

Il Padus Day era una tradizione per noi della Bissolati. Eravamo in centinaia sullo spiaggione, ognuno con la propria famiglia per un giorno interamente trascorso sul Po

E sempre sotto le piante della Bissolati c’è chi ricorda: «Il Padus Day era una tradizione per noi della Bissolati. Eravamo in centinaia sullo spiaggione, ognuno con la propria famiglia per un giorno interamente trascorso sul Po. C’era tutta la Bissolati... Pulivamo in acqua le amboline e poi le si cucinava sulla spiaggia».

Non si tratta di esaltare i tempi che furono, ma certo gli scatti di Faliva raccontano di una semplicità che ha qualcosa di nostalgico e indurrebbe a guardare il passato come una sorta di eden. Forse non era così, ma certo fa piacere – per chi c’era – pensarlo, non fosse altro per il fatto che quel passato appartiene ai ricordi di gioventù. E oggi mentre da più parti si parla di possibile e imminente balneazione del Po, le foto di Giuseppe Faliva rischiano di diventare di stretta attualità, se non profetiche. Bimbi che felici corrono verso l’acqua senza madri apprensive a controllarli ad ogni respiro, le vecchie iole in legno spiaggiate, le porte di un campo di calcio balneare segnate con bastoni o indumenti e la classica partita sullo spiaggione, mentre le donne erano intente a preparare il pic-nic, che voleva dire: teglie di pasta, pane e formaggio, in alcuni casi cotolette e chi più ne ha più ne mangia. Le foto di Faliva raccontano di come il fiume, l’appuntamento da Burtul, sulla sponda piacentina, le iole cariche di amici che partivano dalle canottieri fossero lo scenario abituale delle estati cremonesi quando il fiume era fiume amico d’estate, luogo di svago e divertimento, non un estraneo come oggi che quando va bene diventa oggetto di cronaca per il livello delle sue acque.

Faliva ci regala un pezzo di un passato recente che ci riconcilia col grande fiume e c’è da immaginare susciterà un po’ di nostalgia in alcuni.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400